1. Esame di Stato – 2° ciclo. Come cambia?

Come cambia l’Esame di Stato del 2° ciclo?

Il governo ha emanato uno schema di decreto (n. 384), ora all’esame delle Commissioni delle Camere.

La Commissione del Senato ha già espresso il suo parere e proposto alcune modifiche.

Ecco i link:

Schema di decreto legislativo recante norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato (384)

Il parere della Commissione del Senato

Relativamente alle modifiche previste per l’Esame di Stato del 2° ciclo, riporto di seguito:

 – Gli articoli dello schema di decreto (n. 394): art. dal 14 al 23

– Il relativo parere della Commissione (alla fine della pagina)

Il commento in un articolo successivo.

CAPO II ESAME DI STATO NEL SECONDO CICLO DI ISTRUZIONE

ART.14 (Oggetto e Finalità)

1. L’esame di Stato conclusivo dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado verifica i livelli di apprendimento conseguiti da ciascun candidato in relazione alle conoscenze, abilità e competenze proprie di ogni indirizzo di studi, con riferimento alle Indicazioni Nazionali per i licei e alle Linee guida per gli istituti tecnici e gli istituti professionali, anche in funzione orientativa per il proseguimento degli studi di ordine superiore ovvero per l’inserimento nel mondo del lavoro.

2. In relazione al profilo educativo, culturale e professionale specifico di ogni indirizzo di studi, l’esame di Stato tiene conto anche della partecipazione alle attività di alternanza scuola-lavoro, dello sviluppo delle competenze digitali e del curriculum individuale, di cui all’articolo l, comma 7 della legge 14 luglio 2015, n. 107.

3. Con ordinanza del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sono disposte annualmente le modalità organizzative ed operative per lo svolgimento degli esami di Stato e degli esami preliminari.

4. Nell’ambito della funzione ispettiva sono assicurate verifiche e monitoraggi sul regolare funzionamento degli istituti statali e paritari e, in particolare, sulla organizzazione e ]a gestione degli esami di Stato, di idoneità ed integrativi, nonché sulle iniziative organizzativo-didattiche realizzate dalla istituzione scolastica per il recupero delle carenze formative.ART. 15 (Ammissione dei candidati interni)l. Sono ammessi a sostenere l’esame di Stato in qualità di candidati interni gli studenti che hanno frequentato l’ultimo anno di corso dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado presso istituzioni scolastiche statali e paritarie.

2, L’ammissione all’esame di Stato, è disposta in sede di scrutinio finale, dal consiglio di classe presieduto dal dirigente scolastico o da suo delegato. E’ ammesso all’Esame di Stato, salvo quanto previsto dall’art, 4, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica del 24 giugno 1998 n.249, lo studente in possesso dei seguenti requisiti: a) frequenza per almeno tre quarti del monte ore annuale personalizzato, fermo restando quanto previsto dall’articolo 14 comma 7 del decreto del Presidnete della Repubblica del 22 giugno 2009 n.122; b) partecipazione durante l’ultimo anno di corso, alle prove predisposte dall’INVALSI, volte a verificare i livelli di apprendimento conseguiti nelle discipline oggetto di rilevazione, di cui all’articolo 21; c) svolgimento dell’attività di alternanza scuola-lavoro secondo quanto previsto dall’indirizzo di studio nel secondo biennio e nell’ultimo anno di corso; d) votazione media non inferiore ai sei decimi compreso il voto di comportamento. Nella deliberazione, il voto espresso dall’insegnante di religione cattolica o dal docente per le attività alternative, per gli alunni che si avvalgono di detti insegnamenti, se determinante diviene il giudizio motivato iscritto a verbale.

3. Sono equiparati ai candidati interni gli studenti in possesso del diploma professionale quadriennale di “Tecnico” conseguito nei percorsi di IeFP che abbiano positivamente frequentato il corso annuale previsto dall’articolo l S, comma 6, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e recepito dalle Intese stipulate tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e le Regioni o Province autonome.

4. Sono ammessi, a domanda, direttamente agli esami di Stato conclusivi del ciclo gli studenti che hanno riportato, nello scrutinio finale della penultima classe, non meno di otto decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline e non meno di otto decimi nel comportamento, che hanno seguito un regolare corso di studi di istruzione secondaria di secondo grado e che hanno riportato una votazione non inferiore a sette decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline e non inferiore a otto decimi nel comportamento negli scrutini finali dei due anni antecedenti il penultimo, senza essere incorsi in non ammissioni alla classe successiva nei due anni predetti. Le votazioni suddette non si riferiscono all’insegnamento della religione cattolica e alle attività alternative.

ART. 15 (Ammissione dei candidati interni)

l. Sono ammessi a sostenere l’esame di Stato in qualità di candidati interni gli studenti che hanno frequentato l’ultimo anno di corso dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado presso istituzioni scolastiche statali e paritarie, 2, L’ammissione all’esame di Stato, è disposta in sede di scrutinio finale, dal consiglio di classe presieduto dal dirigente scolastico o da suo delegato. E’ ammesso all’esame di Stato, salvo quanto previsto dall’art, 4, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica del 24 giugno 1998 n.249, lo studente in possesso dei seguenti requisiti: a) frequenza per almeno tre quarti del monte ore annuale personalizzato, fermo restando quanto previsto dall’articolo 14 comma 7 del decreto del Presidente della Repubblica del 22 giugno 2009 n.122; b) partecipazione durante l’ultimo anno di corso, alle prove predisposte dall’INVALSI, volte a verificare i livelli di apprendimento conseguiti nelle discipline oggetto di rilevazione, di cui all’articolo 21; c) svolgimento dell’attività di alternanza scuola-lavoro secondo quanto previsto dal.l’indirizzo di studio nel secondo biennio e nell’ultimo anno di corso; d) votazione media non inferiore ai sei decimi compreso il voto di comportamento. Nella deliberazione, il voto espresso dall’insegnante di religione cattolica o dal docente per le attività alternative, per gli alwmi che si avvalgono di detti insegnamenti, se determinante diviene un giudizio motivato iscritto a verbale. (…)

ART. 16 (Ammissione del candidali esterni)

1. Sono ammessi a sostenere l’esame di Stato in qualità di candidati esterni, alle condizioni previste dal presente articolo, coloro che: a) compiano il diciannovesimo anno di età entro l’anno solare in cui si svolge l’esame e dimostrino di aver adempiuto all’obbligo di istruzione; b) siano in possesso del diploma di scuola secondaria di primo grado da un numero di anni almeno pari a quello della durata del corso prescelto, indipendentemente dall’età; c) siano in possesso di titolo conseguito al termine di un corso di studio di istruzione secondaria di secondo grado di durata almeno quadriennale del previgente ordinamento o siano in possesso di diploma professionale di tecnico di cui all’articolo 15 del decreto legislativo 17 ottobre 2005, Il. 226; d) abbiano cessato la frequenza dell’ultimo anno di corso prima del 15 marzo.

2. L’ammissione dei candidati esterni è subordinata al superamento dell’esame preliminare, di cui all’articolo 2, comma 3 della legge 10 dicembre 1997, n. 425, come modificato dall’articolo 1­ quinquies del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 134, convertito con modificazioni dalla legge 24 novembre 2009, n. 167 nonché alla partecipazione alla prova scritta a carattere nazionale predisposta dall’INVALSI, di cui al successivo articolo 21, presso l’istituzione scolastica statale o paritaria dove sosterranno l’esame di Stato.

ART. 17 (Attribuzione del credito scolastico)

l. In sede di scrutinio finale il Consiglio di classe attribuisce il punteggio per il credito scolastico maturato nel secondo biennio e nell’ultimo anno fino ad un massimo di 40 punti, di cui 12 per il terzo anno, 13 per il quarto anno e 15 per il quinto anno. Partecipano al consiglio tutti i docenti che svolgono attività e insegnamenti per tutti gli alunni o per gruppi di alunni, compresi gli insegnanti di religione cattolica e per le attività alternative alla Religione cattolica, limitatamente agli alunni che si avvalgono di questi insegnamenti.

2. Con la tabella di cui all’allegato A, che costituisce parte integrante del presente decreto, è stabilita la corrispondenza tra la media dei voti conseguiti dagli alunni negli scrutini finali per ciascun anno di corso e la fascia di attribuzione del credito scolastico. Per i candidati che svolgono l’esame di Stato negli anni scolastici 2017/2018 e 2018/2019 la stessa tabella reca la conversione del credito scolastico conseguito, rispettivamente nel terzo e quarto anno di corso e nel terzo anno di corso.

ART. 18 (Commissione e sede di esame)

1. Sono sedi degli esami per i candidati interni le istituzioni scolastiche statali e gli istituti paritari da essi frequentati.

2. Per i candidati esterni sono sedi di esame gli istituti statali e gli istituti paritari a cui sono assegnati, secondo le modalità previste nell’ordinanza annuale di cui all’articolo 14,comma 3.

3. Ai candidati esterni che abbiano compiuto il percorso formativo in scuole non statali e non paritarie o in corsi di preparazione, comunque denominati, è fatto divieto di sostenere gli esami in scuole paritarie che dipendano dallo stesso gestore o da altro gestore avente comunanza di interessi.

4. Presso le istituzioni scolastiche statali e paritarie sede di esami sono costituite commissioni d’esame, una ogni due classi, presiedute da un presidente esterno all’istituzione scolastica e composte da tre membri esterni e per ciascuna delle due classi da tre membri interni. I commissari ed il presidente sono nominati dal dirigente preposto dell’Ufficio Scolastico Regionale sulla base di criteri determinati a livello nazionale dal Ministero dell’istruzione, università e ricerca.

5 Presso l’Ufficio Scolastico Regionale è istituito l’elenco dei presidenti di commissioni, cui possono accedere dirigenti scolastici e docenti della scuola secondaria di secondo grado, in possesso di requisiti definiti a livello nazionale dal Ministero dell’istruzione, università e ricerca, che assicura specifiche azioni formative per il corretto svolgimento della funzione di presidente.

6. Le Commissioni d’esame possono provvedere alla correzione delle prove scritte operando per aree disciplinari; le decisioni finali sono assunte dall’intera Commissione a maggioranza assoluta.

ART. 19 (prove di esame)

l. L’esame di Stato comprende due prove a carattere nazionale e un colloquio.

2, La prima prova, in forma scritta, accerta la padronanza della lingua italiana o della diversa lingua madre nelle scuole speciali di minoranza linguistica, nonché le capacità espressive, logico­ linguistiche e critiche del candidato, consentendo la libera espressione della personale creatività. Essa consiste nella redazione di un testo di tipo argomentativo riguardante temi di ambito artistico, letterario, filosofico, scientifico, storico, sociale, economico e tecnologico. La prova può essere strutturata in più parti, anche per consentire la verifica di competenze diverse, in particolare la comprensione degli aspetti linguistici, espressivi e logico-argomentativi, oltre la riflessione critica da parte del candidato.

3. La seconda prova, in forma scritta, grafica o scritto-grafica, compositivo/esecutiva musicale e coreutica, ha per oggetto una o più discipline caratterizzanti il corso di studio ed è intesa ad accertare le conoscenze, le abilità e le competenze attese dal profilo educativo culturale e professionale dello studente dello specifico indirizzo.

4. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sono definiti, nel rispetto delle vigenti Indicazioni nazionali e linee guida, i quadri di riferimento per la redazione e lo svolgimento delle prove di cui ai commi 2 e 3, in modo da privilegiare, per ciascuna disciplina, i nuclei tematici fondamentali.

5. AI fine di uniformare i criteri di valutazione delle commissioni d’esame, con il decreto di cui al comma 4, sono definite le griglie di valutazione per l’attribuzione dei punteggi previsti dall’articolo 20, comma 2, relativamente alle prove di cui ai commi 2 e 3. Le griglie di valutazione consentono di rilevare le conoscenze e le abilità acquisite dai candidati e le competenze nell’impiego dei contenuti disciplinari.

6. Nei percorsi dell’istruzione professionale la seconda prova ha carattere pratico ed è tesa ad accertare le competenze professionali acquisite dal candidato. Una parte della prova è predisposta dalla Commissione d’Esame in coerenza con le specificità del Piano dell’Offerta Formativa dell’Istituzione scolastica.

7. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sono individuate annualmente entro il mese di gennaio le discipline oggetto della seconda prova, nell’ambito delle materie caratterizzanti i percorsi di studio, l’eventuale disciplina oggetto di una terza prova scritta per specifici indirizzi di studio e le modalità organizzative relative allo svolgimento del colloquio di cui al comma 8.

8. Il Ministro sceglie i testi della prima e seconda prova per tutti i percorsi di studio tra le proposte elaborate da una Commissione di esperti.

9. Il colloquio ha la finalità di accertare il conseguimento del profilo culturale, educativo e professionale dello studente. A tal fine la Commissione propone al candidato di analizzare testi, documenti, esperienze, progetti, problemi per verificare l’acquisizione dei contenuti e dei metodi propri delle singole discipline, la capacità di utilizzare le conoscenze acquisite e di collegarle per argomentare in maniera critica e personale anche utilizzando la lingua straniera. Nell’ambito del colloquio il candidato espone, mediante una breve relazione e/o un elaborato multimediale, l’esperienza di alternanza scuola-lavoro svolta nel percorso di studi. Per i candidati esterni la relazione e/o elaborato ha ad oggetto l’esperienza di lavoro eventualmente svolta dal candidato.

10. Per gli alunni risultati assenti per cause specificamente individuate ad una o più prove sono previste una sessione suppletiva d’esame e, in casi eccezionali, particolari modalità di svolgimento degli stessi.

ART. 20 (Esiti dell’esame)

1. A conclusione dell’esame di Stato è assegnato a ciascun candidato un voto finale complessivo in centesimi, che è il risultato della somma dei punti attribuiti dalla Commissione d’esame alle prove di cui all’articolo 19 e dei punti acquisiti per il credito scolastico da ciascun candidato per un massimo di 40 punti.

2. La Commissione d’esame dispone di massimo 20 punti per la valutazione di ciascuna delle prove di cui ai commi 2, 3 dell’articolo 19, e di 20 punti per la valutazione del colloquio. Con il decreto del Ministro di cui all’art. 19, comma 6 è definita la ripartizione del punteggio delle tre prove scritte, ove previste per specifici indirizzi di studio. Per specifici percorsi di studio, in particolare attivati sulla base di accordi internazionali, che prevedono un diverso numero di prove d’Esame, relativi decreti ministeriali di autorizzazione definiscono la ripartizione del punteggio delle prove.

3. L’esito delle prove di cui ai commi 2, 3 e 8 dell’articolo 19 è pubblicato, per tutti i candidati, all’albo dell’istituto sede della Commissione d’esame almeno due giorni prima della data fissata per l’inizio dello svolgimento del colloquio.

4. Il punteggio minimo complessivo per superare l’esame è di 60/100.

5. La Commissione d’esame può motivatamente integrare il punteggio fino a un massimo di 5 punti ove il candidato abbia ottenuto un credito scolastico di almeno 30 punti e un risultato complessivo nelle prove d’esame pari almeno a 50 punti.

6. La Commissione all’unanimità può motivatamente attribuire la lode a coloro che conseguono il punteggio massimo di 100 punti senza fruire della predetta integrazione del punteggio, a condizione che: a) abbiano conseguito il credito scolastico massimo con voto unanime del consiglio di classe; b) abbiano conseguito il punteggio massimo previsto per ogni prova d’esame con voto unanime della Commissione d’esame.

7. L’esito dell’esame con l’indicazione del punteggio finale conseguito, inclusa la menzione della lode, è pubblicato, contemporaneamente per tutti i candidati della classe, all’albo dell’istituto sede della Commissione, con la sola indicazione “non diplomato” nel caso di mancato superamento dell’esame stesso.

ART. 21 (prove scritte a carattere nazionale predisposte dall’INVALSl)

1. Gli studenti iscritti all’ultimo anno di scuola secondaria di secondo grado sostengono prove a carattere nazionale, computer based anche in modalità adattiva, predisposte dall’INVALSI, volte a verificare i livelli di apprendimento conseguiti in italiano, matematica e inglese, ferme restando le rilevazioni già effettuate nella classe seconda, di cui all’articolo 6, comma 3, D.P.R n. 80 del 2013.

2. Per la prova di inglese, l’INVALSI accerta i livelli di apprendimento attraverso test di posizionamento in modalità adattiva sulle abilità di comprensione e uso della lingua, coerenti con il Quadro Comune di Riferimento Europeo per le lingue.

3 L’esito della prove sostenute nell’ultimo anno viene riportato, distintamente per ciascuna disciplina oggetto di rilevazione, in una specifica sezione all’interno del curriculum dello studente di cui al successivo articolo 23.

4. Le azioni relative allo svolgimento delle rilevazioni nazionali costituiscono per le istituzioni scolastiche attività ordinarie d’istituto.

5. Le Università, sulla base della propria autonomia, possono tenere a riferimento per l’accesso ai percorsi accademici, i livelli di competenza conseguiti nelle discipline oggetto delle prove di cui al comma l.

ART. 22 (Esame di Stato per gli studenti con disabilità e disturbi specifici di apprendimento) 1. Gli studenti con disabilità sono ammessi a sostenere l’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione secondo quanto disposto dal precedente articolo 15 e tenendo a riferimento il piano educativo individualizzato.

2. I docenti preposti al sostegno didattico degli studenti con disabilità partecipano a pieno titolo alle operazioni connesse alla ammissione all’esame, alla predisposizione, alla correzione delle prove e alla formulazione del giudizio globale.

3. La commissione d’esame, sulla base della documentazione fornita dal consiglio di classe, relativa alle attività svolte, alle valutazioni effettuate e all’assistenza prevista per l’autonomia e la comunicazione, predispone una o più prove differenziate, in linea con gli interventi educativo-didattici attuati sulla base del Piano Educativo Individualizzato (PEI). Tali prove hanno valore equipollente ai fini del rilascio del titolo di studio conclusivo del secondo ciclo di istruzione. Nel diploma finale non viene fatta menzione dello svolgimento di prove differenziate.

4. Per la predisposizione delle prove d’esame, la commissione d’esame può avvalersi di personale esperto; per il loro svolgimento la stessa si avvale, se necessario, dei medesimi operatori che hanno seguito l’alunno durante l’anno scolastico.

5. La Commissione potrà assegnare un tempo differenziato per l’effettuazione delle prove da parte degli studenti con disabilità.

6. Agli studenti con disabilità per i quali sono state predisposte dalla Commissione prove non equipollenti a quelle ordinarie o che non hanno sostenuto una o più prove, viene rilasciato un attestato di credito formativo recante gli elementi informativi relativi all’indirizzo e alla durata del corso di studi seguito, alle discipline comprese nel piano di studi, con l’indicazione della durata oraria complessiva destinata a ciascuna delle valutazioni, anche parziali, ottenute in sede di esame.

7. Per gli studenti con disabilità il riferimento all’effettuazione delle prove differenziate va indicato solo nella attestazione e non nelle tabelle affisse all’albo dell’istituto. 8. AI termine dell’esame di Stato viene rilasciato agli studenti con disabilità il curriculum dello studente di cui al successivo articolo 23, comma 2. 9. Gli studenti con disabilità partecipano alle prove standardizzate di cui all’articolo 21. Il consiglio di classe può prevedere adeguate misure compensative o dispensative per lo svolgimento delle prove e, ove non fossero sufficienti, predisporre specifici adattamenti della prova.

10. Gli studenti con disturbo specifico di apprendimento (DSA), certificato ai sensi della legge n. 170 del 2010, sono ammessi a sostenere l’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione secondo quanto disposto dal precedente articolo 15 e tenendo a riferimento il piano didattico personalizzato.

11. La Commissione d’esame considerati gli elementi forniti dal consiglio di classe, terrà in debita considerazione le specifiche situazioni soggettive, adeguatamente certificate e, In particolare, le modalità didattiche e le forme di valutazione individuate nell’ambito dei percorsi didattici individualizzati e personalizzati.

12. Nello svolgimento delle prove scritte, i candidati con DSA possono utilizzare tempi più lunghi di quelli ordinari per l’effettuazione delle prove scritte ed utilizzare gli strumenti compensativi previsti dal Piano Didattico Personalizzato e che siano già stati impiegati per le verifiche in corso d’anno o comunque siano ritenuti funzionali alla svolgimento dell’esame, senza che venga pregiudicata la validità delle prove scritte. Nel diploma finale non viene fatta menzione dell’impiego degli strumenti compensativi.

13. Per i candidati con certificazione di Disturbo Specifico di Apprendimento che hanno seguito un percorso didattico ordinario, con la sola dispensa dalle prove scritte ordinarie di lingua/e straniera/e, la Commissione, nel caso in cui la lingua straniera sia oggetto di seconda prova scritta, sottopone i candidati medesimi a prova orale sostitutiva della prova scritta. Nel diploma finale non viene fatta menzione della dispensa dalla prova scritta di lingua/e straniera/e.

14. In casi di particolari gravità del disturbo di apprendimento, anche in comorbilità con altri disturbi o patologie, risultanti dal certificato diagnostico, lo studente, su richiesta delle famiglie e conseguente approvazione del consiglio di classe, è esonerato dall’insegnamento delle lingue straniere e segue un percorso didattico differenziato. In sede di Esame dì Stato sostiene prove differenziate, non equipollenti a quelle ordinarie, coerenti con il percorso svolto, finalizzate solo al rilascio dell’attestato di credito formativo di cui al comma 6. Per detti candidati, il riferimento all’effettuazione delle prove differenziate è indicato solo nella attestazione e non nelle tabelle affisse all’albo dell’istituto.

15. Gli studenti con disturbi specifici di apprendimento partecipano alle prove standardizzate di cui all’articolo 21. Per lo svolgimento delle suddette prove il consiglio di classe può disporre adeguati strumenti compensativi coerenti con il piano didattico personalizzato. Gli studenti con disturbi specifici di apprendimento dispensati dalla prova scritta di lingua/e straniera/e o esonerati dall’insegnamento della lingua/e straniera/e non sostengono la prova nazionale di lingua inglese.

ART. 23 (Diploma finale e curriculum dello studente)

1. Il diploma finale rilasciato in esito al superamento dell’esame di Stato, anche in relazione alle esigenze connesse con la circolazione dei titoli di studio nell’ambito dell’Unione europea, attesta l’indirizzo e la durata del corso di studi, nonché il punteggio ottenuto.

2. AI diploma è allegato il curriculum dello studente, in cui sono riportate le discipline ricomprese nel piano degli studi con l’indicazione del monte ore complessivo destinato a ciascuna di esse. In una specifica sezione sono indicati i livelli di apprendimento conseguiti nella prove scritte a carattere nazionale di cui all’articolo 21, distintamente per ciascuna delle discipline oggetto di rilevazione. Sono altresì indicate le competenze, le conoscenze e le abilità anche professionali acquisite e le attività culturali, artistiche e di pratiche musicali, sportive e di volontariato, svolte in ambito extra scolastico nonché le attività di alternanza scuola-lavoro ed altre eventuali certificazioni conseguite, ai sensi di quanto previsto dall’articolo l, comma 28. della legge 13 luglio 2015, n.107, anche ai fini dell’orientamento e dell’accesso al mondo del lavoro.

3. Con proprio decreto il Ministro dell’istruzione. dell’università e della ricerca adotta i modelli di cui ai commi precedenti.

 

PARERE DELLA COMMISSIONE DEL SENATO sugli articoli dal 14 al 23.

14.    all’articolo 14, comma 2, è preferibile sostituire le parole: “curriculum individuale” con  le seguenti: “percorso dello studente”. Inoltre, potrebbe essere aggiunto il comma 2-bis: “L’esame di Stato tiene altresì conto delle attività svolte e degli insegnamenti sviluppati nell’ambito di “Cittadinanza e Costituzione”, di cui all’articolo 2 del decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169.”;

15.    all’articolo 15, comma 2:

a.    la lettera d) andrebbe soppressa;

b.    dopo il comma 2, occorre prevedere che nel caso di votazione inferiore a sei decimi in una o più discipline, il consiglio di classe delibera con adeguata motivazione l’ammissione o la non ammissione all’esame conclusivo del secondo ciclo;

16.  all’articolo 17, comma 2, dopo il primo periodo, si ritiene necessario precisare che la tabella di cui all’allegato A si applica anche ai candidati esterni ammessi all’esame a seguito di esame preliminare e a coloro che hanno sostenuto esami di idoneità;

17.  all’articolo 18, comma 4, dopo il primo periodo, si sollecita l’inserimento di un ulteriore periodo in base al quale è in ogni caso assicurata la  presenza  dei  commissari  delle materie oggetto di prima e seconda prova scritta;

18.  all’articolo 19, comma 1, laddove si esplicita il contenuto dell’esame di Stato, occorre aggiungere infine “fatto salvo quanto previsto dal comma 7”, che prevede l’eventualità di una terza prova scritta. Oltre a ciò:

a.                  al comma 2, le parole: “lingua madre nelle scuole speciali di minoranza linguistica” andrebbero sostituite dalle seguenti: “lingua nella quale si svolge l’insegnamento”;

b.                  si reputa opportuno sopprimere il comma 6;

c.                  al comma 8, sarebbe opportuno indicare la composizione della Commissione di esperti chiamata a proporre al Ministro i testi della prima e della seconda prova scritta, nonchè le modalità per la sua costituzione;

d.                 al comma 8, siano aggiunti in fine i seguenti periodi: “Nei percorsi dell’istruzione professionale la seconda prova ha carattere pratico ed è tesa ad accertare le competenze professionali acquisite dal candidato. Una parte della prova è predisposta dalla commissione d’esame in coerenza con le specificità del Piano dell’offerta formativa dell’istituzione scolastica”;

e.                  dopo il comma 9, si introduca il seguente: “9-bis. Il colloquio accerta le conoscenze e competenze maturate dal candidato nell’ambito delle attività e degli insegnamenti relativi a “Cittadinanza e Costituzione”, di cui all’articolo 2 del decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, e sviluppati nell’ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale, e recepiti nel documento del consiglio di classe, di cui all’articolo 5, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 1998, n. 323.”;

19.  all’articolo 20, comma 1, si ritiene opportuno sostituire la parola: “voto” con “punteggio”, onde non creare improprie commistioni tra voto e punti;

20.  coerentemente con le modifiche richieste all’articolo 7, all’articolo 21, comma 1, si giudica opportuno inserire un ultimo periodo secondo cui per gli studenti risultati assenti per gravi motivi documentati, valutati dal consiglio di classe, è prevista una sessione suppletiva per l’espletamento delle prove. Inoltre, al comma 2 va specificato che, per la prova di inglese, l’INVALSI certifica, eventualmente in convenzione con gli enti certificatori, i livelli di apprendimento, attraverso test di posizionamento che si svolgono “anche” in modalità adattiva, mentre i commi 3 e 5 vanno soppressi, in coerenza con quanto definito dagli articoli 1, comma 7, 4, comma 2, 7, commi 1 e 2, e dall’articolo 17, comma 2, lettere a) e b), del decreto legislativo n. 213 del 2009;

21.  all’articolo 22, si ritiene indispensabile apportare le seguenti modificazioni:

a.              al comma 1, le parole: ” e tenendo a riferimento il piano educativo individualizzato” vanno soppresse. Occorre invece inserire infine il seguente periodo: “Il consiglio di classe all’interno del piano educativo individualizzato stabilisce la tipologia delle prove e se le stesse hanno valore equipollente”;

b.             al comma 3, primo periodo, andrebbero aggiunte infine le seguenti parole: “e con le modalità di valutazione in esso previste”. Al secondo periodo, le parole: “Tali prove hanno valore equipollente ai fini del” vanno sostituite con le seguenti: “Tali prove, se con valore equipollente, determinano il”;

c.              il comma 4 potrebbe essere riformulato in maniera più chiara come segue: “Per la predisposizione delle prove d’esame, nonché per lo svolgimento e la correzione delle stesse la commissione d’esame può avvalersi del supporto dei docenti e degli esperti che hanno seguito lo studente durante l’anno scolastico”;

d.             al comma 6, dopo le parole: “prove non equipollenti a quelle ordinarie”, andrebbero inserite le seguenti: “sulla base del piano educativo individualizzato o che non hanno partecipato agli esami”;

e.              al comma 14, il riferimento alla richiesta “delle famiglie”, andrebbe corretto in “della famiglia”;

22.  all’articolo 23, comma 2, sostituire il secondo periodo con una disposizione che preveda, in una specifica sezione, la certificazione della lingua inglese a carattere nazionale, di cui all’articolo 21″.

Veneto, veneti, scuola, identità, futuro.

Scuola e cultura nel Veneto.

rialto

muro

Il Veneto dei ponti

o il Veneto dei muri?

 

 

Recentemente la Regione Veneto ha approvato due provvedimenti che indicano chiaramente il percorso che la forza politica di governo vuole far intraprendere alla Regione:

  1. nel dicembre 2016 è passata una legge secondo la quale i veneti sono una minoranza nazionale; ne deriva la possibilità (ed evidentemente la volontà) di giungere anche all’introduzione dell’insegnamento della lingua di questa “minoranza nazionale” nelle scuole della regione;
  2. nel febbraio 2017 è stata approvata una modifica alla legge vigente, che prevede di dare la precedenza nelle liste degli asili ai bambini portatori di disabilità e ai figli di genitori residenti in Veneto da almeno 15 anni, anche in modo non continuativo, e che lavorino in Veneto sempre da almeno 15 anni.

Su entrambe le leggi, ovviamente, pende l’ipotesi di inconstituzionalità.

Pare quasi superfluo evidenziare che mentre da più parti si mette in evidenza la difficoltà nell’uso corretto della lingua italiana (orale e soprattutto scritta) e l’insufficiente conoscenza delle lingue straniere – inglese in primis – nel Veneto c’è chi immagina che si possa insegnare a scuola l’idioma locale.

Ovviamente non ho alcuna intenzione di minimizzare il valore del dialetto, che parlo e ascolto con piacere (dialetto che in certe situazioni è insostituibile) e che ho imparato non a scuola, ma in famiglia e nell’ambiente che ha caratterizzato la mia infanzia e giovinezza.

Se il primo provvedimento citato sa un po’ di ridicolo (ma non ne va sottovalutata la portata demagogica, combinata con altri slogan antieuropei), il secondo provvedimento è invece allarmante e vergognoso, perché strumentalizza i bambini e le strutture educative in un gioco politico-ideologico di natura xenofoba.

Se è vero che i posti negli asili sono limitati, bisogna aumentarli; e in ogni caso una graduatoria può anche prevedere un limite minimo di anni di residenza nella regione, ma questo limite non può essere visibilmente e volutamente discriminante e penalizzante.

I due provvedimenti citati – collegati al referendum sull’autonomia del Veneto, autonomia per altro già percorribile ai sensi della Costituzione vigente – indicano la strategia localista perseguita dalla maggioranza che governa il Veneto (una strategia che confligge, per altro, con la necessità di apertura ai mercati mondiali).

Io – come veneto, italiano ed europeo – credo che queste leggi debbano essere revocate e che su questi obiettivi vada creato un movimento di opinione per una scuola inclusiva, aperta al mondo e al futuro: e mi auguro che su questi obiettivi il mondo della scuola possa essere unanime. 

I tempi che ci aspettano saranno problematici: affrontarli con muri, dialetti e paletti localistici falsamente identitari, non può che peggiorare le già difficili condizioni.

“Riforme” e “messe a punto”.

Esami di stato.

 
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Non si è accorto che le novità introdotte possono migliorare questo esame; in effetti, ieri si era scagliato contro le novità introdotte dalla bozza di decreto varata dal governo.
Ma solo chi non conosce la realtà della scuola può assumere posizioni pregiudizialmente contrarie.
L’intervento sull’esame di stato non è una “riformicchia”, ma un adeguamento necessario.
 
E’ pur vero, per altro, che da questo ceto politico-sindacale, c’è poco di buono da aspettarsi per la scuola, e in effetti molti, troppi interventi sono stati improvvisati e privi di una strategia.
Il problema di fondo, quindi, è l’idea di scuola che hanno politici e sindacati e l’idea che viene fatta circolare nella società; e in questo, giornali e opinionisti non sono senza responsabilità.
 
E allora poniamo le questioni di fondo, le questioni strategiche, che non sono quelle dei precari.
1. serve una riforma dei cicli, anche per dare omogeneità al percorso dell’obbligo scolastico, con strutture curricolari aggiornate;
2. bisogna uscire dalla scuola un anno prima con diplomi spendibili, e bisogna diversificare (senza doppioni) i percorsi post-secondari;
3. dopo la vittoria del No al referendum bisogna attuare l’art. 117 del Titolo V° della Costituzione, ovvero:
a. lo Stato si occupa di Norma generali, Principi fondamentali (per la legislazione concorrente con le Regioni) e Livelli essenziali delle prestazioni;
b. la Regione cura la gestione della scuola e del personale (in auspicabile regime di federalismo fiscale);
c. l’Istruzione e Formazione professionale compete alla Regione (e quindi eliminare l’istruzione professionale statale);
4. bisogna assumere tutti (e solo) i docenti che sono realmente necessari;
5. sviluppare una carriera per i docenti e creare una leadership intermedia nelle scuole;
6. eliminare il valore legale del titolo di studio.
 
Su queste questioni va aperta una fase di riflessione generale.
Altri Paesi fanno le riforme e poi le adeguano, senza scandali (ovvero vanno avanti e tornano indietro, se serve).
In Italia si aspetta sempre la riforma epocale, che duri cento anni; ma quella riforma non esiste, non sarà più possibile: ormai è la scuola gentiliana che si avvia a compiere i cento anni, ed è diventata una delle scuole più ingiuste d’Europa.

Esame di stato: le novità, i giudizi.

Esame di stato, novità e giudizi.

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La Repubblica (con Stefano Bartezzaghi) e la Stampa (con Alberto Mattioli) commentano le novità previste per l’esame di stato a partire dal 2018.

La pietra dello scandalo su cui scatenare l’indignazione o il dubbio? Eccola: si verrà ammessi all’esame con la media del sei. Corollario: anche la condotta farà media.

Io direi, invece: finalmente! Perché è vero che si verrà ammessi all’esame con la media del sei, ma è altrettanto vero che si verrà ammessi anche con le insufficienze meritate, mentre fino ad oggi le insufficienze – anche gravi – diventavano automaticamente “sei”: infatti i non ammessi erano pochi (4%), e pochissimi i successivi non maturi (0,5%).

Ribadisco: finora l’ammissione si è spesso basata sulla “necessaria” falsificazione dei voti.

La nuova norma introdotta, quindi, renderà giustizia ai migliori e ai peggiori, perché il sei sarà guadagnato e non più regalato.

Poi, come sempre, sarà la serietà dei docenti a creare l’equilibrio o lo squilibrio (per esempio nella “costruzione” della valutazione finale e nell’assegnazione delle lodi).

Piuttosto, bisognerebbe porre la questione del valore legale del titolo di studio: questione ben più rilevante, ma ignorata.

O bisognerebbe entrare nel merito della prima prova e delle sue tipologie. E discutere la funzione (a mio parere positiva) delle prove Invalsi.

In quanto al voto di condotta, da anni esso contribuisce a determinare la “media dei voti” per l’attribuzione del credito scolastico: quindi ci si poteva scandalizzare una decina di anni fa, non oggi.

Infine l’alternanza scuola-lavoro: questo è un elemento di effettiva novità, nel senso che la tesina (mai stata obbligatoria) non sarà più una scopiazzatura, ma una relazione sull’esperienza di alternanza scuola-lavoro; ciò obbligherà gli studenti a valutare la loro esperienza e contemporaneamente l’offerta proposta dalla scuola, ma sarà anche uno stimolo alle scuole e alla società per offrire agli studenti esperienze vere e valide.

Ma in questo settore c’è molto da costruire, specie per i licei e, in linea di massima, per la scuola del Sud.

La scuola dei ricordi di Bartezzaghi (quella “bella”, “che si faceva in silenzio, coi libri da sottolineare, gli appunti da prendere, la lettura lenta, il ripetere” ecc.) non teneva conto di una dispersione scolastica che grida vendetta; anzi, la dispersione spesso veniva confusa con una giusta selezione meritocratica (e magari era semplice selezione sociale o inadeguatezza rispetto agli stili di apprendimento). Ebbene, oggi quella scuola non esiste più come unico modello, e con lei sono scomparsi quegli studenti, quella società e soprattutto quelle prospettive di inserimento nel mondo del lavoro.

Ma qua si aprono altri discorsi importanti, ad esempio sulla scuola come ascensore sociale (oggi bloccato per gli italiani, e valido soprattutto per gli immigrati).

Forse la scuola ha diritto ad un trattamento migliore anche da parte degli opinionisti, visto che dal ceto politico non possiamo aspettarci molto.

 

Il merito e il Bonus: come valutare i docenti?

La valutazione dei docenti.

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Il governo Renzi, la ministra Giannini e la maggioranza che li ha sostenuti (per altro simile a quella che sostiene il governo Gentiloni e la ministra Fedeli) hanno pensato di risolvere facilmente un problema complesso, quello della valutazione dei docenti.

Un tema, questo, all’ordine del giorno di molti governi  e citato in molti accordi sindacali, e forse per questo mai risolto: ovvero, citato negli accordi sindacali perché potesse essere risolto solo per via sindacale, cioè o mai o in modo sostanzialmente autoreferenziale.

La L. 107 ha previsto:

  1. un investimento finanziario per il bonus;
  2. una fase transitoria in cui le scuole, attraverso un Comitato di valutazione, elaborano dei criteri; a questa fase transitoria corrisponde una fase di monitoraggio, per arrivare a definire dei criteri su base nazionale;
  3. l’assegnazione del Bonus da parte del Dirigente scolastico, sulla base de criteri individuati dal Comitato.

Che nel Paese si sarebbe creata una iniziale differenziazione di condizioni e di modalità applicative, era abbastanza prevedibile e anche giusto, considerata l’autonomia di cui godono le singole istituzioni scolastiche (quando le scuole vogliono esercitare l’autonomia). Ma il problema non è questo; qual è, allora?

Il problema è che viviamo in un Paese strano, in cui sono strani i politici, i giornalisti e l’opinione pubblica (restando in tema di scuola); un Paese che periodicamente reclama la meritocrazia, ma poi non ne accetta né gli strumenti né le conseguenze.

Strumenti: gli strumenti sono di vario tipo, ma non possono essere solo autocertificativi; ci devono essere anche elementi documentali (tipo il portfolio delle attività svolte), le osservazioni esterne, l’opinione degli studenti e delle famiglie, il processo documentato di aggiornamento culturale e didattico.

Per capire la difficoltà nella selezione e applicazione degli strumenti di osservazione e valutazione, basti pensare che per anni il governo non è riuscito nemmeno a far svolgere serenamente le prove Invalsi alle scuole (e parlo soprattutto delle superiori, dove il boicottaggio è stato più significativo) e che ancora oggi sono molte le scuole che non utilizzano le rilevazioni (perché non vogliono o perché non sanno leggere i dati); e spesso la stampa ha sostenuto e fatto da eco alla protesta anti-Invalsi, ma contemporaneamente ha utilizzato i dati Invalsi e Ocse-Pisa con clamore (e spesso in ritardo) per denunciare il malfunzionamento della scuola italiana.

Conseguenze: le conseguenze della meritocrazia sono che non tutti i docenti meritano di essere premiati e non tutti possono essere premiati, perché la anche la meritocrazia non è democratica; altrimenti si chiamerebbe “distribuzione a pioggia”.

Oggi, quindi, questa via non solo è poco praticabile, ma genera effetti perversi e demotivanti.

Allora, come si può fare?

Secondo me:

  1. è molto più semplice e produttivo individuare ed eliminare le mele marce, piuttosto che selezionare le mele buone tra tipologie diverse; ma quest’operazione è difficilissima per vari motivi, riducibili sostanzialmente a tre: a. i Dirigenti non se ne assumono a responsabilità; b. una mela marcia troverà sempre un sindacato che la difende; c. ci sarà sempre un Tar che dà torto alla scuola e ragione alla mela marcia. Quindi in questo settore c’è molto da fare.
  2. La selezione si fa in ingresso: gli insegnanti migliori non si selezionano con i megaconcorsi nazionali; in questo caso, ci aiuta il No al recente referendum, che mantiene in vigore un forte regionalismo scolastico: quindi basta applicare fino in fondo il Titolo V° della Costituzione vigente e le sentenze della Consulta (chissà se, questa volta, i “difensori della Costituzione” ne chiederanno l’applicazione integrale, o faranno finta di nulla, come negli anni scorsi);
  3. ai migliori, poi, bisogna offrire una carriera, non un bonus estemporaneo e precario (che un anno c’è e un anno non c’è). Oltre tutto lo spazio c’è, perché le scuole hanno bisogno di una leadership intermedia, e questa potrebbe costituire uno dei percorsi di carriera; poi ci sono competenze specifiche (es. disabilità e dsa-bes, alternanza scuola-lavoro, orientamento in uscita, innovazione didattica, formazione degli adulti/stranieri) che possono diventare professionalità stabilmente riconosciute e valorizzate.
  4. Ultimo, ma ovviamente non ultimo: va valorizzata la professionalità del docente che insegna tutti i giorni (e che tutti i giorni si sottopone alla valutazione degli studenti e delle famiglie): a partire da una autentica valorizzazione economica. Ma per fare questo bisogna avere le idee chiare: a. assumere tutti e solo gli insegnanti che servono (per essere chiaro: non assumere quelli che non servono); b. riequilibrare la distribuzione dei docenti nella varie aree territoriali (es. sostegno); c. non gonfiare gli organici per creare posti di lavoro; d. creare curricoli compatibili e credibili (per monte ore settimanale e materie di studio).

E’ evidente che un processo di questo tipo non si svolge in un anno, ma richiede una progettazione a scadenza medio-lunga.

Il Ministro Berlinguer aveva iniziato un percorso nel 1998, interrotto bruscamente per l’opposizione sindacale; da allora sono passati vent’anni, e nulla è stato più fatto in modo organico.

Quindi bisogna riprendere un percorso serio sulla base di una progettazione lungimirante, ma nessuno riuscirà ad iniziare questo percorso se non si comincerà con un’analisi spregiudicata (cioè priva di pregiudizi) dell’operato dei ministri Berlinguer, Gelmini e Giannini.

Poiché tornare a prima di Berlinguer, Gelmini e Giannini è impossibile, bisogna capire come andare avanti: quali obiettivi e quali strade per quale scuola.

Ocse-Pisa, scuola italiana e politiche di governo.

Scuola, risultati Ocse-Pisa e politiche di governo.

scuola-democrazia

I risultati dei test Ocse-Pisa riattualizzano la rovina della scuola italiana. In realtà, chi voleva sapere, poteva sapere.
Attenzione: le radici del male sono profonde.
E questo è un male che non si combatte a chiacchiere e slogan.
Si dice che “non vogliamo scuola di serie A e di serieB”, ma queste scuole di serie A e B esistono da decenni: Nord vs Sud, Licei vs Prfessionali, per dirla alla grossa.
Sarebbe un errore grave attribuire i risultati negativi solo alle scelte degli ultimi governi e ministri (Gelmini e Giannini in particolare).
In realtà la situazione della scuola italiana presenta caratteristiche strutturali che nessuno ha voluto prendere davvero in considerazione: cicli e curricoli ancora sovraccarichi e confusi, poche attività laboratoriali, in molti casi troppe ore di lezione, insegnanti poco motivati, poco selezionati e poco retribuiti, edilizia fatiscente.
Non si vuole chiarire il rapporto tra scuola e mondo del lavoro, e spesso si parte da un pregiudizio egualitaristico che penalizza i giovani più deboli e delle fasce sociali più deboli.
A partire dagli anni ’80, partiti e sindacati non hanno saputo fare un’analisi spregiudicata della situazione, e hanno pensato di affrontare il problema a colpi di:
– più materie
– più ore di lezione
– più insegnanti.
E la qualità non è mai migliorata, mentre la scuola ha perso la sua funzione di ascensore sociale (tranne che per gli immigrati).
Per questo motivo non si faranno passi in avanti, se non si fa una valutazione seria dell’operato della Gelmini (taglio di ore e curricoli) e della Giannini (alternanza scuola lavoro, aggiornamento dei docenti).
Certo, la L. 107 va profondamente rivista:
selezione e assunzione dei docenti; aggiornamento dei docenti; alternanza scuola lavoro; valutazione dei docenti.
Ma in quale direzione?
Personalmente ho un interesse puramente culturale alla direzione della Destra; mi preoccupa, invece, che senza direzione di marcia sia la Sinistra, che non può accontentarsi degli slogans di sempre.
E un’annotazione sul nuovo contratto e la retribuzione: l’ipotesi di una aumento di 85 euro lordi in più anni, senza arretrati ed erogati a piramide rovesciata (ipotesi gradita ai sindacati) costituisce un’ulteriore umiliazione dei docenti.

Scuola di classe

Scuola e ascensore sociale: come funzione oggi?

lavoro-sociale

Da tempo sostengo che la scuola italiana non è “democratica”, nel senso che non svolge più la funzione di ascensore sociale svolta nei primi decenni del dopoguerra.
Anzi è diventata un fattore di cristallizzazione e di immobilismo sociale.
 
La scuola di serie A e di serie B esiste da prima della Gelmini o della Giannini: tra l’altro, sono tipologie di scuola che operano una selezione sociale all’origine.
Effettivamente la scuola di oggi favorisce i più fortunati (non solo i più ricchi) e mette al margine gli sfortunati (generalmente i ceti economicamente e socialmente più deboli).
 
A ben guardare, però, la scuola svolge ancora una funzione di ascensore sociale: soprattutto per i giovani immigrati.
Per questi ragazzi la scuola è un ambiente di integrazione e formazione che consente loro di fare un salto di qualità rispetto alla famiglia di origine.
 
Un po’ quello che è accaduto per noi negli anni ’50-’60-’70: per un paio di generazioni i figli hanno potuto conquistare posizioni migliori, rispetto alla situazione di partenza della famiglia.
 
Comunque leggerò questo saggio.