Invalsi, valutazione, esami.

Prove Invalsi, Esame di stato, Diploma e Curriculum.

Una delle novità previste dal decreto sulla valutazione recentemente approvato, prevede che al diploma conseguito con l’esame di stato sia allegato il curriculum dello studente, in cui sono riportati anche, in forma descrittiva, i livelli di apprendimento conseguiti nella prove Invalsi, distintamente per ciascuna delle discipline oggetto di rilevazione (Italiano e Matematica; discorso diverso per la certificazione dell’Inglese).
Sulla questione ho già espresso i miei dubbi.
(https://scuolacontroscuola.wordpress.com/2017/04/12/esami-di-stato-2-ciclo-2/)
Questi dubbi, però, sono confermati dal materiale informativo distribuito dall’Invalsi alle scuole per le prove che si stanno svolgendo in questi giorni.
Nel materiale informativo (facilmente reperibile nel sito dell’Invalsi) si precisa che:

  1. La rilevazione degli apprendimenti di base mediante le prove INVALSI nasce dall’esigenza di dotare il Paese di un sistema di valutazione dei risultati conseguiti dalla Scuola in linea con le esperienze più avanzate a livello internazionale;
  2. la valutazione del sistema scolastico è da intendersi come un’infrastruttura stabile e consolidata che consenta di migliorare progressivamente i livelli di apprendimento nella Scuola e, di conseguenza, le opportunità di sviluppo e di crescita dell’intero Paese;
  3. La rilevazione degli apprendimenti di base mediante le prove INVALSI è guidata dalla duplice esigenza di migliorare, da un lato, l’efficacia della Scuola per le fasce più deboli della popolazione scolastica e, dall’altro, di far emergere e diffondere le esperienze di eccellenza presenti nel Paese.
  4. Le prove standardizzate proposte dall’Invalsi non si pongono in antitesi con la valutazione formativa e sommativa quotidianamente realizzata all’interno delle scuole, ma vogliono solo rappresentare un utile punto di riferimento esterno per integrare gli elementi di valutazione attualmente esistenti;
  5. Sempre in questa prospettiva, è cruciale che la rilevazione degli apprendimenti di base mediante le prove INVALSI tenga in adeguata considerazione le condizioni e le caratteristiche degli studenti oggetto di analisi periodica, puntando a fornire in prospettiva, accanto a valutazioni in termini assoluti, anche valutazioni di valore aggiunto;
  6. agli alunni bisogna spiegare che debbono cercare di impegnarsi a fare il meglio possibile e che non debbono in nessun modo cercar di copiare o suggerire le risposte, dicendo loro, se ritenuto opportuno, che non verrà dato alcun voto per lo svolgimento della prova; quindi anche se le prove dovessero offrire evidenze negative, non vi saranno conseguenze.
  7. Dal collegamento e dall’analisi di tutti i dati raccolti, sarà possibile avere un panorama del funzionamento del sistema scolastico nazionale che sia veramente in grado di contribuire al suo miglioramento anche per prendere decisioni di politica educativa su una base razionale.
I sette punti sopra elencati, spiegano in modo chiaro e conciso il significato e gli obiettivi delle prove standardizzate: uno strumento per l'analisi del sistema scolastico e per il suo miglioramento.
A completamento, voglio aggiungere che ci hanno sempre detto (e noi, a nostra volta, abbiamo sempre sostenuto) che i risultati grezzi (i valori assoluti) delle prove standardizzate possono creare una pericolosa (e inutile) classificazione di valore tra studenti che vivono in condizioni nettamente diverse per contesti sociali, familiari e culturali e istituti scolastici che svolgono la loro opera in contesti spesso degradati o comunque molto difficili.
Per superare queste discriminazioni di contesto, è stato introdotto il concetto di “valore aggiunto”, per misurare il contributo della scuola al superamento delle condizioni iniziali e al raggiungimento di risultati positivi rispetto al punto di partenza.
Ma non risulta che il “valore aggiunto” venga allegato al curriculum dello studente: resta solo la classificazione nella graduatoria.
In questo modo si mette in secondo piano il valore comparativo delle prove standardizzate, come strumento per l'analisi e il miglioramento del sistema (dal ministero, alle Regioni alle singole scuole autonome) e si assegna di fatto a quelle prove un valore di valutazione individuale che può entrare in conflitto con le valutazioni espresse dai docenti e dalle commissioni d'esame.
Insomma, pane fresco per la demagogia egualitaria e pauperistica di quegli insegnanti che rifiutano ogni sistema di valutazione e di quegli studenti che pensano alla scuola come luogo dell'assistenza sociale.
In conclusione, come ho già detto, “sarebbe stata sufficiente l’obbligatorietà della partecipazione alle prove (con eventuale comunicazione agli studenti della loro collocazione nella scala dei risultati); sarebbe stato comunque un notevole passo in avanti, per la scuola italiana.”
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