Esami di stato (2° ciclo). 2°

Esami di stato (2° ciclo). 2°

Novità (dal 2018-2019): un po’ alla volta.

Le prove Invalsi

Ecco il testo del decreto:

Articolo 19 (Prove scritte a carattere nazionale predisposte dall’INVALSI)

  1. Le studentesse e gli studenti iscritti all’ultimo anno di scuola secondaria di secondo grado sostengono prove a carattere nazionale, computer based, predisposte dall’INVALSI, volte a verificare i livelli di apprendimento conseguiti in italiano, matematica e inglese, ferme restando le rilevazioni già effettuate nella classe seconda, di cui all’articolo 6, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013 n. 80. Per le studentesse e gli studenti risultati assenti per gravi motivi documentati, valutati dal consiglio di classe, è prevista una sessione suppletiva per l’espletamento delle prove.
  2. Per la prova di inglese, l’INVALSI accerta i livelli di apprendimento attraverso prove di posizionamento sulle abilità di comprensione e uso della lingua, coerenti con il Quadro Comune di Riferimento Europeo per le lingue, eventualmente in convenzione con gli enti certificatori, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
  3. Le azioni relative allo svolgimento delle rilevazioni nazionali costituiscono per le istituzioni scolastiche attività ordinarie d’istituto.

L’art. 21 stabilisce che gli esiti delle prove Invalsi vengono inseriti nel curriculum dello studente:

Articolo 21 (Diploma finale e curriculum della studentessa e dello studente)

  1. Il diploma finale rilasciato in esito al superamento dell’esame di Stato, anche in relazione alle esigenze connesse con la circolazione dei titoli di studio nell’ambito dell’Unione europea, attesta l’indirizzo e la durata del corso di studi, nonché il punteggio ottenuto.
  2. Al diploma è allegato il curriculum della studentessa e dello studente, in cui sono riportate le discipline ricomprese nel piano degli studi con l’indicazione del monte ore complessivo destinato a ciascuna di esse. In una specifica sezione sono indicati, in forma descrittiva, i livelli di apprendimento conseguiti nella prove scritte a carattere nazionale di cui all’articolo 19, distintamente per ciascuna delle discipline oggetto di rilevazione e la certificazione sulle abilità di comprensione e uso della lingua inglese. Sono altresì indicate le competenze, le conoscenze e le abilità anche professionali acquisite e le attività culturali, artistiche e di pratiche musicali, sportive e di volontariato, svolte in ambito extra scolastico nonché le attività di alternanza scuola-lavoro ed altre eventuali certificazioni conseguite, ai sensi di quanto previsto dall’articolo 1, comma 28, della legge 13 luglio 2015, n. 107, anche ai fini dell’orientamento e dell’accesso al mondo del lavoro.
  3. Con proprio decreto il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca adotta i modelli di cui ai commi precedenti.

Aspetto positivo: finalmente le prove Invalsi vengono svolte anche nella classe terminale ed estese alla lingua inglese.

Come si sa, in Italia non è stato facile far digerire le prove comparative ad una cultura scolastica spesso impregnata di ideologismo egualitario; in questi anni, infatti, molte sono state le contestazioni e i boicottaggi, con connessa strumentalizzazione degli studenti da parte di frange di docenti. Per non parlare delle falsificazioni e dei suggerimenti che talvolta hanno vanificato le prove stesse. Oltre tutto, ancora non si è diffusa una adeguata consapevolezza e conoscenza degli strumenti necessari per interpretare i risultati, e la pratica della valutazione dei risultati da parte delle scuole è ancora molto parziale e certamente inadeguata.

Il dato positivo, comunque, è che le prove si faranno e diventeranno una premessa indispensabile per l’ammissione all’esame.

Positiva anche l’introduzione della prova in Inglese, con riferimento al Quadro Comune di Riferimento Europeo per le lingue (il cui esito, giustamente, viene inserita nel curriculum).

Aspetto critico: la previsione che i risultati analitici delle prove Invalsi siano inseriti nel curriculum dello studente.

Solo per l’inglese, avrei optato per l’inserimento della valutazione nel curriculum: in fondo è ciò che spesso si fa privatamente e volontariamente.

Vari argomenti inducono a pensare che questa sia una previsione intempestiva, in un Paese che deve ancora accettare le prove comparative come strumento in un sistema di autovalutazione e miglioramento.

Ci sono argomenti di ordine tecnico: abbiamo sempre che la prove Invalsi hanno un valore comparativo e non servono per valutare studenti e docenti, ma sono utili come analisi di sistema; inoltre abbiamo sempre sottolineato il fatto che i dati assoluti possono essere fuorvianti, non chiariscono molti aspetti del processo di apprendimento, a partire dal valore aggiunto della scuola, e non delineano il percorso fatto dallo studente.

Ci sono poi argomenti di carattere politico: inutile alimentare altre polemiche, quando si può finalmente intraprendere un percorso di adeguamento alla cultura comparativa, con relativa valorizzazione del merito.

A mio avviso, quindi, sarebbe stata sufficiente l’obbligatorietà della partecipazione alle prove (con eventuale comunicazione agli studenti della loro collocazione nella scala dei risultati); sarebbe stato comunque un notevole passo in avanti, per la scuola italiana.

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