Veneto, veneti, scuola, identità, futuro.

Scuola e cultura nel Veneto.

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Il Veneto dei ponti

o il Veneto dei muri?

 

 

Recentemente la Regione Veneto ha approvato due provvedimenti che indicano chiaramente il percorso che la forza politica di governo vuole far intraprendere alla Regione:

  1. nel dicembre 2016 è passata una legge secondo la quale i veneti sono una minoranza nazionale; ne deriva la possibilità (ed evidentemente la volontà) di giungere anche all’introduzione dell’insegnamento della lingua di questa “minoranza nazionale” nelle scuole della regione;
  2. nel febbraio 2017 è stata approvata una modifica alla legge vigente, che prevede di dare la precedenza nelle liste degli asili ai bambini portatori di disabilità e ai figli di genitori residenti in Veneto da almeno 15 anni, anche in modo non continuativo, e che lavorino in Veneto sempre da almeno 15 anni.

Su entrambe le leggi, ovviamente, pende l’ipotesi di inconstituzionalità.

Pare quasi superfluo evidenziare che mentre da più parti si mette in evidenza la difficoltà nell’uso corretto della lingua italiana (orale e soprattutto scritta) e l’insufficiente conoscenza delle lingue straniere – inglese in primis – nel Veneto c’è chi immagina che si possa insegnare a scuola l’idioma locale.

Ovviamente non ho alcuna intenzione di minimizzare il valore del dialetto, che parlo e ascolto con piacere (dialetto che in certe situazioni è insostituibile) e che ho imparato non a scuola, ma in famiglia e nell’ambiente che ha caratterizzato la mia infanzia e giovinezza.

Se il primo provvedimento citato sa un po’ di ridicolo (ma non ne va sottovalutata la portata demagogica, combinata con altri slogan antieuropei), il secondo provvedimento è invece allarmante e vergognoso, perché strumentalizza i bambini e le strutture educative in un gioco politico-ideologico di natura xenofoba.

Se è vero che i posti negli asili sono limitati, bisogna aumentarli; e in ogni caso una graduatoria può anche prevedere un limite minimo di anni di residenza nella regione, ma questo limite non può essere visibilmente e volutamente discriminante e penalizzante.

I due provvedimenti citati – collegati al referendum sull’autonomia del Veneto, autonomia per altro già percorribile ai sensi della Costituzione vigente – indicano la strategia localista perseguita dalla maggioranza che governa il Veneto (una strategia che confligge, per altro, con la necessità di apertura ai mercati mondiali).

Io – come veneto, italiano ed europeo – credo che queste leggi debbano essere revocate e che su questi obiettivi vada creato un movimento di opinione per una scuola inclusiva, aperta al mondo e al futuro: e mi auguro che su questi obiettivi il mondo della scuola possa essere unanime. 

I tempi che ci aspettano saranno problematici: affrontarli con muri, dialetti e paletti localistici falsamente identitari, non può che peggiorare le già difficili condizioni.

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