“Riforme” e “messe a punto”.

Esami di stato.

 
scuola-gentiliana
Non si è accorto che le novità introdotte possono migliorare questo esame; in effetti, ieri si era scagliato contro le novità introdotte dalla bozza di decreto varata dal governo.
Ma solo chi non conosce la realtà della scuola può assumere posizioni pregiudizialmente contrarie.
L’intervento sull’esame di stato non è una “riformicchia”, ma un adeguamento necessario.
 
E’ pur vero, per altro, che da questo ceto politico-sindacale, c’è poco di buono da aspettarsi per la scuola, e in effetti molti, troppi interventi sono stati improvvisati e privi di una strategia.
Il problema di fondo, quindi, è l’idea di scuola che hanno politici e sindacati e l’idea che viene fatta circolare nella società; e in questo, giornali e opinionisti non sono senza responsabilità.
 
E allora poniamo le questioni di fondo, le questioni strategiche, che non sono quelle dei precari.
1. serve una riforma dei cicli, anche per dare omogeneità al percorso dell’obbligo scolastico, con strutture curricolari aggiornate;
2. bisogna uscire dalla scuola un anno prima con diplomi spendibili, e bisogna diversificare (senza doppioni) i percorsi post-secondari;
3. dopo la vittoria del No al referendum bisogna attuare l’art. 117 del Titolo V° della Costituzione, ovvero:
a. lo Stato si occupa di Norma generali, Principi fondamentali (per la legislazione concorrente con le Regioni) e Livelli essenziali delle prestazioni;
b. la Regione cura la gestione della scuola e del personale (in auspicabile regime di federalismo fiscale);
c. l’Istruzione e Formazione professionale compete alla Regione (e quindi eliminare l’istruzione professionale statale);
4. bisogna assumere tutti (e solo) i docenti che sono realmente necessari;
5. sviluppare una carriera per i docenti e creare una leadership intermedia nelle scuole;
6. eliminare il valore legale del titolo di studio.
 
Su queste questioni va aperta una fase di riflessione generale.
Altri Paesi fanno le riforme e poi le adeguano, senza scandali (ovvero vanno avanti e tornano indietro, se serve).
In Italia si aspetta sempre la riforma epocale, che duri cento anni; ma quella riforma non esiste, non sarà più possibile: ormai è la scuola gentiliana che si avvia a compiere i cento anni, ed è diventata una delle scuole più ingiuste d’Europa.
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