Esame di stato: le novità, i giudizi.

Esame di stato, novità e giudizi.

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La Repubblica (con Stefano Bartezzaghi) e la Stampa (con Alberto Mattioli) commentano le novità previste per l’esame di stato a partire dal 2018.

La pietra dello scandalo su cui scatenare l’indignazione o il dubbio? Eccola: si verrà ammessi all’esame con la media del sei. Corollario: anche la condotta farà media.

Io direi, invece: finalmente! Perché è vero che si verrà ammessi all’esame con la media del sei, ma è altrettanto vero che si verrà ammessi anche con le insufficienze meritate, mentre fino ad oggi le insufficienze – anche gravi – diventavano automaticamente “sei”: infatti i non ammessi erano pochi (4%), e pochissimi i successivi non maturi (0,5%).

Ribadisco: finora l’ammissione si è spesso basata sulla “necessaria” falsificazione dei voti.

La nuova norma introdotta, quindi, renderà giustizia ai migliori e ai peggiori, perché il sei sarà guadagnato e non più regalato.

Poi, come sempre, sarà la serietà dei docenti a creare l’equilibrio o lo squilibrio (per esempio nella “costruzione” della valutazione finale e nell’assegnazione delle lodi).

Piuttosto, bisognerebbe porre la questione del valore legale del titolo di studio: questione ben più rilevante, ma ignorata.

O bisognerebbe entrare nel merito della prima prova e delle sue tipologie. E discutere la funzione (a mio parere positiva) delle prove Invalsi.

In quanto al voto di condotta, da anni esso contribuisce a determinare la “media dei voti” per l’attribuzione del credito scolastico: quindi ci si poteva scandalizzare una decina di anni fa, non oggi.

Infine l’alternanza scuola-lavoro: questo è un elemento di effettiva novità, nel senso che la tesina (mai stata obbligatoria) non sarà più una scopiazzatura, ma una relazione sull’esperienza di alternanza scuola-lavoro; ciò obbligherà gli studenti a valutare la loro esperienza e contemporaneamente l’offerta proposta dalla scuola, ma sarà anche uno stimolo alle scuole e alla società per offrire agli studenti esperienze vere e valide.

Ma in questo settore c’è molto da costruire, specie per i licei e, in linea di massima, per la scuola del Sud.

La scuola dei ricordi di Bartezzaghi (quella “bella”, “che si faceva in silenzio, coi libri da sottolineare, gli appunti da prendere, la lettura lenta, il ripetere” ecc.) non teneva conto di una dispersione scolastica che grida vendetta; anzi, la dispersione spesso veniva confusa con una giusta selezione meritocratica (e magari era semplice selezione sociale o inadeguatezza rispetto agli stili di apprendimento). Ebbene, oggi quella scuola non esiste più come unico modello, e con lei sono scomparsi quegli studenti, quella società e soprattutto quelle prospettive di inserimento nel mondo del lavoro.

Ma qua si aprono altri discorsi importanti, ad esempio sulla scuola come ascensore sociale (oggi bloccato per gli italiani, e valido soprattutto per gli immigrati).

Forse la scuola ha diritto ad un trattamento migliore anche da parte degli opinionisti, visto che dal ceto politico non possiamo aspettarci molto.

 

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