La scuola impossibile (di G. Ferroni), 3

Polemica con la “scuola digitale”.

Lunga polemica di G. Ferroni contro la cosiddetta “scuola digitale”, in particolare contro la pretesa assolutistica dei sostenitori della scuola digitale, nella quale gli strumenti digitali (hardware e software) mettono al margine il ruolo dell’insegnante.
Ferroni rifiuta gli “entusiasmi digitali” di chi pensa che i nuovi strumenti possano permettere di apprendere con meno fatica e più velocità; si è sviluppata l’illusione che il “pensiero rapido” (a cui, aggiungo, potremmo accostare il concetto di “mente aumentata”) possa far apprendere di più e più in fretta, per adeguarsi alla velocità dei tempi presenti; al contrario, secondo Ferroni, è necessario recuperare il “pensiero lento” e problematico.
L’autore del libro in esame, propone anche alcuni studi relativi alle neuroscienze secondo i quali un eccesso incontrollato di spazio agli strumenti digitali (connessione ininterrotta alla rete, flusso e velocità di informazioni, globalizzazione, prevalenza della sintesi sull’analisi ecc.) possono portare l’umanità fuori dall’universo del pensiero sequenziale, per riportare il cervello all’uso prevalente di “funzioni più primitive che lo facilitano nella (…) necessità di avere risposte rapide, nell’emotiva, irrequieta, fideistica idea di ottimizzazione del tempo…” (Maffei).
Alla facilità e leggerezza delle soluzioni rapide, Ferroni contrappone la difficile interrogazione con il corpo organico delle discipline e la coscienza delle problematicità dei risultati; inoltre, va difesa l’utilità dell’inutilità (Nuccio Ordine).

Riflessione
In effetti, non si può negare che vi sia chi nutre una fiducia assoluta sulle potenzialità degli strumenti informatici, e in verità non vi sono prove che un apprendimento attraverso gli strumenti digitali sia “migliore” (quantitativamente e qualitativamente) dell’apprendimento tradizionale; e anzi vi testimonianze anche contrarie.
Ma non si può mettere a confronto la didattica “genericamente tradizionale” e la didattica “genericamente digitale” senza considerare il destinatario dell’insegnamento che corrisponde al soggetto che apprende.
Se partiamo da questo presupposto, ci accorgiamo (ma sono cose già dette) che vi sono diversi stili di apprendimento per diverse personalità e che, forse, il metodo logico-sequenziale non va incontro a tutti gli stili di apprendimento, ma soprattutto ci accorgiamo che il metodo logico-sequenziale tradizionale, basato sulla tradizionale figura dell’insegnante e sull’uso degli strumenti tradizionali (classi, ore di lezione cattedrattica con lavagna, libri di testo, compiti per casa e interrogazioni) sta lasciando indietro decine di migliaia di giovani che arrancano fino all’espletamento di un obbligo scolastico caratterizzato da bocciature ed umiliazioni.
Insomma, gli studenti bravi imparano benissimo (ieri, oggi e domani) dalle lezioni del docente, dallo studio sul libro cartaceo e dall’uso strumentale, controllato e consapevole della tecnologia informatica; ma per molti studenti meno bravi (per mille motivi) le nuove tecnologie possono offrire nuovi strumenti di coinvolgimento e per stimolare la curiosità e la passione per il sapere: meglio il sapere un po’ superficiale del “pensiero rapido” (sul quale lavorare per renderlo critico e responsabile) che la dispersione, l’umiliazione e il conseguente rifiuto di quella formazione continua oggi più che mai necessaria.

Annunci

Lascia un commento

Non c'è ancora nessun commento.

Comments RSS TrackBack Identifier URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...