La scuola impossibile (di G. Ferroni), 2

Sostiene G. Ferroni, a pag. 46 del suo libro, che “Sempre più viene messo in questione il libro, nella sua sostanza materiale: oltre all’avvento di sempre più funzionali supporti per e-book, è la circolazione infinita di materiale di ogni sorta nella rete a ridurre il rilievo dei libri come strumento di conoscenza”.

Modestamente, a me non pare sia vero; mi pare vero, piuttosto, che in tema di aggeggi tecnologici si vada a mode e ondate, perché questi aggeggi sono destinati a superarsi e a mandarsi in soffitta l’un l’altro, mentre il libro cartaceo sta là per anni, talvolta per sempre, nella libreria di casa o nella biblioteca della scuola, dell’università, del paese.

Io direi che ci assesteremo sulla convivenza di e-book e libro cartaceo, da utilizzare per scopi diversi e con consapevolezza di una differenza qualitativa, dove il libro resta lo “strumento di conoscenza” per eccellenza, una conoscenza non volatile e non “virtuale”.

Il problema vero, infatti, è quello di sempre: non la differenza tra chi legge libri cartacei e chi legge e-book, ma tra chi legge libri e e-book e chi non legge.

Ma forse G. Ferroni cerca conferme al suo sostanziale pessimismo nei confronti del presente e del futuro, e le trova delinando una società a misura della sua visione.

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