I ragionamenti lunghi, che fastidio.

I ragionamenti lunghi.

parola buco

Nel corso degli anni, troppo lentamente, ho capito che non sopporto i “ragionamenti lunghi”, prolissi, ripetitivi, involuti, in cui la letteratura prevale sulla chiarezza e immediatezza argomentativa, che godono di se stessi ma non arrivano mai al dunque e, quando ci arrivano, lo fanno per metterlo subito in discussione.
Ancor meno sopporto i “ragionamenti lunghi” in cui le caratteristiche sopra delineate, si aggiungono al pregiudizio politico o alla banalità dell’assunto (capita spesso, ad esempio, quando si parla di scuola).

Anche per questo (ma non solo) ho cambiato quotidiano: una decina di anni fa ho mollato la Repubblica, infastidito dagli articoli-fiume di Scalfari, della Urbinati, di Vito Mancuso e altri.

Sarà perché si riduce il tempo davanti a me o forse perché mi rendo conto del tempo perduto indietro, o per entrambe le cose, ma preferisco partire dalla chiarezza della conclusione; poi, con discrezione e senza abusare del lettore, le argomentazioni, brevi, precise.

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