La Buona scuola, il PD e il confronto. E settembre alle porte.

La Buona scuola, il PD e il confronto.
E la scuola vera che, a settembre, riprenderà.

Quando due soggetti aprono un confronto (non un conflitto), è necessario verificare la simmetria dei soggetti medesimi, per non farsi illusioni sulla qualità del confronto.

Nel caso della Buona scuola, i soggetti sono vari:
1. il Governo (male rappresentato dalla Ministra Giannini e dal sottosegretario Faraone),
2. il Pd (confuso e diviso in fazioni pregiudizialmente avverse, pronte al ricatto reciproco),
3. i partiti di opposizione (pregiudizialmente contrari, in gara per spararla più grossa, in modo da farsi notare, visto che idee praticabili e innovative non ne hanno),
4. i Sindacati (molti, con prospettive talvolta inconciliabili),
5. e, ultima, la platea indistinta di docenti e studenti (solo marginalmente i genitori, che magari sono gli stessi che troviamo tra i docenti, i sindacati e i politici).

Questi soggetti, però, hanno competenze e obiettivi diversi:
1. il governo deve decidere ed attuare politiche (tenendo conto, possibilmente, dell’interesse generale),
2. il Pd deve sostenere il governo (senza perdere le fazioni interne e gli elettori),
3. i partiti di opposizione devono salvaguardare il loro ruolo oppositorio (e perciò devono ostacolare il governo e indebolire il PD),
4. i sindacati devono salvaguardare la loro funzione (per questo garantiscono, strumentalmente, solo i precari),
5. gli studenti fanno quello che hanno sempre fatto a 18 anni (giocano alla rivoluzione, spalleggiati da adulti in cerca dell’adolescenza perduta)
6. e i docenti (ma vorrei sapere quanti, in percentuale), si stracciano le vesti nella difesa passatista di una scuola ingiusta e di professione dequalificata e svalutata.

Questi sono i soggetti che dovrebbero confrontarsi.

E’ evidente, però, che confrontarsi non significa ascoltare e piegarsi alla volontà di una parte, ma proporre e ascoltare idee e argomentazioni, dopodiché chi ne ha la competenza – e, in un sistema rappresentativo quale quello italiano, parliamo del Parlamento, del Governo e dei Partiti che hanno chiesto e preso i voti – opera un sintesi che avrà il suo baricentro sulle proposte della maggioranza parlamentare e del governo, ma che raccoglierà anche le idee nate dal confronto.

Certo che se una delle parti (sindacati, opposizioni, studenti organizzati) chiede il ritiro del ddl, non può esservi mediazione, ma solo capitolazione.
E questo volevano le minoranze interne del Pd, i partiti di opposizione e i sindacati: la capitolazione del Governo e di Renzi.

La capitolazione non c’è stata, ed è stato un bene, a mio avviso; ma adesso la storia continua e il Ddl diventerà una legge molto carente criticabile, che avrà necessità di essere profondamente migliorata.
Per questo motivo è bene che Renzi metta fuori gioco sia chi ha svolto con impegno il suo lavoro in un momento difficile (Puglisi), sia chi ha contribuito ad accendere gli animi dimostrando una scarsa conoscenza del sistema scolastico (Faraone).

A settembre, la Vera scuola non può avviarsi nel caos, e molti non aspettano che quello e nel caos sperano di trovare un senso alla loro esistenza (e alla loro Organizzazione).

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