Perché leggere I promessi sposi a scuola. 1

I promessi sposi a scuola. Perché Sì.

Prima parte

Non dirò nulla di nuovo, lo so e non ho questa pretesa; del resto continuo a rimanere un ammiratore di Francesco De Sanctis, convinto che periodicamente sia necessario “tornare al De Sanctis”, ovviamente nel senso che Gramsci dava a questa espressione; e quindi mi calo nella parte “tradizionale” del conservatore anche se, coi tempi che corrono, i confini tra conservazione e riformismo diventano molto labili.

Come si sa, sono molti i modi per incontrare e approfondire un’opera letteraria; e questi modi possono

Don Abbondio

Don Abbondio

essere proposti agli studenti, ma non è detto che essi li apprezzino; in verità, potrebbero non apprezzarne alcuno (ma se accettiamo e ci adattiamo a quest’ipotesi, allora torna valido il paradosso di Beniamino Placido: per le masse della società contemporanea – contemporanea a Beniamino -, l’unico libro utile è l’elenco telefonico; oggi, neanche quello).

Le motivazioni per cui i giovani possono/devono incontrare e apprezzare un testo letterario “importante” non sono intrinseche al testo medesimo, ma rispondono ad altre logiche:

  1. Curiosità e interesse per la vicenda narrata, che suscita piacere e divertimento;
  2. Coinvolgimento personale (emotivo, affettivo, ideologico ecc.) nelle vicende narrate;
  3. Volontà e/o possibilità di approfondire alcuni aspetti della storia collettiva e del suo rapporto con la storia individuale.

Se non teniamo conto di queste premesse, è evidente che anche una grande opera letteraria può risultare noiosa e fastidiosa, con conseguente allontanamento del giovane dalla lettura.

D’altro canto, non può essere “il piacere” l’unica motivazione cui aggrapparsi.

E poi uno si chiede perché odiano I promessi sposi...

E poi uno si chiede perché odiano I promessi sposi…

Secondo me, in ogni caso, è evidente che puntando sull’aspetto narratologico del testo letterario (e restiamo su I promessi sposi) rischiamo di annoiare i nostri interlocutori (gli studenti), e portarli al rifiuto di un testo così impegnativo, per raggiungere – ma non è detto – obiettivi (appunto di carattere narratologico) più facilmente raggiungibili con testi contemporanei e meno complessi dell’opera manzoniana.

La lettura dei Promessi sposi, invece, può essere utilizzata come punto di partenza-pretesto per raggiungere altri obiettivi, tra i quali evidenzierei:

  1. la conoscenza di una delle opere fondamentali della letteratura italiana; ovviamente  gli studenti dovranno capire perché “I promessi sposi” è una delle opere fondamentali della letteratura italiana (e questo tema – ammesso che sia chiaro a noi – potrà essere ripreso nel triennio, se prima abbiamo fatto con gli studenti un certo tipo di lavoro, sennò agli occhi degli studenti sembreranno parole ispirate, ma volatili, di un vecchio professore).

Questo obiettivo può essere raggiunto con i tempi e gli sviluppi necessari anche nel biennio della scuola superiore (anche solo nella seconda classe, a conclusione dell’obbligo scolastico); infatti, nel triennio (a conclusione della classe quarta) non vi è il tempo per andare a fondo delle varie problematiche, e quindi sarà necessario e possibile recuperare ciò che è stato fatto negli anni precedenti (se è stato fatto);

  1. la conoscenza, anche attraverso le opere letterarie, dei nodi e delle caratteristiche essenziali della storia italiana. Le attività per raggiungere questo obiettivo, come si vedrà, possono essere svolte in parallelo con l’educazione civica (allora la programmazione per competenze assumerà un carattere diverso, e saprà meno di didattichese – e di burocratese, al momento delle certificazioni-).
  2. la verifica che le grandi opere di ogni tempo parlano a ciascuno di noi e rivelano una parte della storia nostra e della storia della nazione. Questo obiettivo si raggiunge anche semplicemente inseguendo i primi due.

Visti gli obiettivi (e poiché non mi pare opportuno impostare uno studio narratologico e linguistico: infatti non si impara a leggere e a scrivere in italiano, oggi, leggendo I promessi sposi; o, quanto meno, vi sono testi più utili e adeguati), bisogna avere il coraggio di intervenire sull’opera con scelte e tagli drastici, perché è evidente che:

  1. non si può far leggere il romanzo integrale,
  2. non si possono far leggere i primi dieci capitoli e poi darne altri cinque da leggere a casa (durante le vacanze di Natale, di Pasqua ed estive); come si sa, esiste il paradosso di molti studenti che sono stati obbligati a leggere i primi dieci capitoli (in parte a scuola, in parte a casa; con relativi riassunti, commenti, sequenze, personaggi e loro funzioni, tempi, fabule, intrecci ecc. ecc.) e non sanno come si concluda la vicenda di Renzo e Lucia e che fine facciano Don Abbondio e Don Rodrigo. Poi uno si chiede perché odiano I promessi sposi…

Riprendendo il discorso, per raggiungere gli obiettivi che ci siamo proposti bisogna scegliere pagine altamente significative e, nei casi necessari, bisogna “violentare” lo stile manzoniano per consentire a tutti gli studenti di superare i passaggi stilistici più ostici (ci sono studenti di tanti tipi, non tutti da liceo classico).

Continua…

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