Ripensare la scuola dell’obbligo.

Ripensare la “scuola dell’obbligo,

per non “obbligare (condannare) molti giovani alla dispersione.

“L’Italia occupa il quartultimo posto in Europa per dispersione scolastica (fonte ministero dell’Istruzione, 2013), il 17,6% dei giovani tra i 18 e i 24 anni può contare sulla licenza media come unica arma per affrontare il suo destino. Ma c’è un altro dato, tragico, che riguarda coloro che si perdono dopo la soglia di quella elementare: lo 0,2% degli iscritti, infatti, abbandona le medie.”

L’abbandono scolastico, in Italia, è una realtà vergognosa, che ci mette in fondo alla classifica europea; ma non c’è solo l’abbandono a colpire i giovani più deboli, ci sono anche le bocciature.

Ci sono ragazzi “obbligati” ad andare a scuola (un “obbligo” concepito in chiave democratica, per dare loro una cultura “minima”) e poi ripetutamente bocciati, finché raggiungono l’età in cui “l’obbligo” può considerarsi adempiuto: ma in questo modo “l’obbligo democratico” diventa un “obbligo autoritario“: non liberatorio, ma carcerario.

E, in effetti, per molti studenti la scuola diventa una galera punitiva, invece che un luogo educativo e premiante.

Da queste premesse nasce l’articolo di Silvia Avallone (Contro l’abbandono scolastico vale tutto, La lettura del Corriere) che impone la necessità di ripensare non tanto l’obbligo in sé, ma le caratteristiche della didattica e del curricolo nella scuola dell’obbligo, che basandosi oggi su una pretesa egualitaria, tratta allo stesso modo giovani che sono molto diversi per caratteristiche psicologiche, per modalità di apprendimento, interessi e abilità.

E, come si sa, trattare persone diverse allo stesso modo è il modo migliore per creare ingiustizie.

Ecco perché bisogna ripensare le modalità di espletamento dell’obbligo scolastico.

Paradossalmente, invece, la sinistra e il sindacato pensano di migliorare la scuola aumentando il numero di materie da studiare e il numero di ore di lezione.

 

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