Testi scolastici autoprodotti?

Così dal sito dell’Espresso.

Testi scolastici gratuiti, la rivoluzione del ministro Stefania Giannini.

Da settembre scatta una riforma potenzialmente deflagrante, anticipata da una circolare del Ministero dell’istruzione e università: con il lavoro di un professore supervisore e la collaborazione degli alunni, si potranno autoprodurre testi di studio che, una volta approvati dal dicastero, potranno addirittura sostituire i classici libri di scuola ed essere diffusi liberamente (e gratis) in tutti gli istituti del Paese, già a partire dalla fine del prossimo anno scolastico.

 

Come valutare?

1. Pare che l’obiettivo sia quello di risparmiare: obiettivo modesto, che nulla a che fare con la qualità della scuola.

2. Premesso che ci sono scuole e gruppi di docenti in grado di realizzarsi i testi (lascerei perdere la demagogica collaborazione degli studenti), mediamente il sistema scolastico italiano è poco affidabile e la formazione dei docenti è approssimativa (e la selezione praticamente non c’è).

2. In un Paese con una scuola fortemente squilibrata (Nord-Sud, Professionali-Licei), nessuno riuscirà a controllare la qualità dei testi autoprodotti (che di fatto potrebbero essere privi di qualsiasi tipo di validazione, anche derivante da semplice confronto tra specialisti); anzi, gli unici controllori saranno i “produttori”, con una accentuazione della già eccessiva autoreferenzialità.

3. Situazione aggravata dal diffuso rifiuto di praticare la valutazione comparativa e dall’incapacità del Ministero di introdurre efficaci attività di valutazione ed autovalutazione scientificamente fondate.

4. In questo contesto non può che aumentare la divaricazione territoriale del sistema scolastico; verrà amplificata una visione distorta e anarchica dell’autonomia.

5. Però c’è una via d’uscita, per indirizzare le scuole e gli insegnanti ad attività di ricerca e di produzione di qualità: autonomia vera anche nella selezione dei docenti, abolizione del valore legale del titolo di studio, valutazioni comparative e differenziazioni stipendiali.

Questa è la sfida vera, per cambiare la scuola.

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