La scuola di Graziella Priulla: convincere i ragazzi che il sapere è utile.

Come da un’analisi accettabile si possa ricadere nella solita retorica,

se le conseguenze dell’analisi sono sgradite.

Il secondo intervento del dossier sulla scuola pubblicato da Italianieuropei è firmato da Graziella Priulla (Scuola e democrazia: un nesso da reinventare), che insegna Sociologia dei processi culturali a Catania.

Anche questo intervento si muove sul filo della nostalgia per un passato in cui le cose funzionavano; adesso non funzionano più perché la scuola si è adeguata al consumismo, scimmiotta l’aziendalismo e usa un lessico ragionieristico di debiti e crediti; il declino dipende anche dagli aggiustamenti di facciata, dalle molte sperimentazioni e dagli abborracciati interventi di riforma. Ovviamente si sottolinea che in dieci anni si è tagliato sui finanziamenti alla scuola con furia iconoclasta.

 

  1. Bisognerebbe ricordare che in Italia la riforma della scuola secondaria non è mai stata fatta (in realtà l’ha fatta solo la Gelmini, piaccia o non piaccia), perché ogni governo ha smantellato quella del governo precedente: accade solo in Italia, perché nel resto d’Europa la scuola è stata riformata più volte – con adeguamenti costanti – ma senza rifiuti ideologici; mentre in Italia si fa ideologia anche sulle valutazioni comparative internazionali; non a caso oggi una parte della sinistra vuole smantellare la riforma Gelmini per tornare alla scuola precedente.
  2. Bisognerebbe ricordare che la quantità della spesa non è proporzionale alla qualità del servizio fornito; e se manca la valutazione esterna, è impossibile definire la qualità del servizio e quindi l’efficacia della spesa.

Al di là della nostalgia della nostra Professoressa, su cui sarà inevitabile ritornare, l’articolo indica in premessa alcune questioni “fattuali” incontrovertibili, come la scarsa alfabetizzazione complessiva dell’Italia e soprattutto la scarsa motivazione dei giovani all’apprendimento.

 

  1. E del resto, perché questa scuola dovrebbe interessare agli studenti? Perché dà loro un lavoro? Perché apre prospettive di realizzazione personale? Perché sono innamorati di Manzoni e della Divina Commedia?

Mentre la scuola del passato poteva essere obsoleta ma non era insensata, quella attuale è una scuola “smarrita”.

Del resto, la Priulla ammette che la scuola non può fare più di tanto se non trova un sostegno nella società; e oggi le cose non vanno bene; mentre nel 1946 Concetto Marchesi e Elio Vittorini furono protagonisti di uno scontro politico proprio sulla scuola (ma pensa cosa va a rispolverare … il 1946!).

Oggi invece non c’è dibattito, la scuola non è un problema della società, e dimostra il fallimento della stagione italiana della transizione.

 

  1. Che il dibattito oggi sia stantio è certo, e il poco che c’è è spesso anacronistico (cioè basato su conoscenze superate) o disinformato e/o ideologico; spesso non si sa nemmeno cosa dice sulla il Titolo V° della Costituzione, e però si reclama “la scuola della Costituzione”.

Tra le altre cose, la Priulla contesta di fatto l’opinione di Ferroni, dicendo giustamente che “il modello costruito attorno alla figura di un depositario del sapere e all’ipotesi di una progressione ordinata delle conoscenze è tramontato nei fatti e nelle coscienze, ma non siamo ancora riusciti a sostituirlo”; di più, “quelli che a noi paiono strumenti insostituibili di crescita, a loro (i giovani) paiono un’accozzaglia di discorsi vecchi e stucchevoli”. Senza mettere in evidenza che la scuola italiana è profondamente eterogenea, e certamente la scuola di Catania (dove la professoressa insegna) non assomiglia a quella lombarda o veneta o piemontese; come dicono le rilevazioni comparative internazionali.

Quindi – accettando lo stimolo della Professoressa – certamente bisogna ridefinire “la specificità della scuola”, ma a partire dalla specificità del Terzo Millennio: del suo sistema economico, del suo mondo del lavoro, dei suoi valori, dei suoi linguaggi e dei suoi strumenti. Per dirla (a spanne) con Machiavelli, bisogna “andare drieto alla verità effettuale delle cose, non alla imaginazione di essa”.

Internet, i voli low cost e la globalizzazione economica hanno cambiato l’orizzonte dei giovani, e chi – giovane – non assume quell’orizzonte rischia di perdersi o di restare indietro; certamente gli adulti (per quanto esperti) stentano a farsi una ragione del fatto che la società cammina più rapidamente delle loro conoscenze-competenze, e probabilmente va in una direzione che non piace e perciò viene ritenuta sbagliata.

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