I docenti: non più alle dipendenze dello Stato.

E’ questa la novità

I docenti: non più alle dipendenze dello Stato.

http://www.adiscuola.it/adiw_brevi/?p=7500

Da quando è stata approvata – con il sigillo di una ratifica referendaria – la riforma del Titolo V della Costituzione, si pone il problema del “datore di lavoro” dei docenti; oggi è lo Stato, ma nell’attuazione delle Regionalizzazione e dell’autonomia scolastica (elevata a rango di principio costituzionale) bisogna pensare ad un nuovo datore di lavoro: Regione, Comuni, Scuole autonome, Reti di scuole?

Questa deve essere la soluzione, nell’ambito di un processo di realizzazione del “federalismo fiscale”: alle Regioni le risorse per coprire le spese del sistema scolastico; così rimedieremo alle sperequazioni e agli sprechi (dimensionamento degli istituti scolastici, distribuzione dei docenti in rapporto agli studenti, distribuzione dei docenti di sostegno ecc.).

Ricordiamoci che – ai sensi del Titolo V della Costituzione – lo Stato deve provvedere solo alle norme generali, ai principi fondamentali (nella legislazione concorrente) e a definire i livelli essenziali delle prestazioni; la gestione passa alle Regioni, che dovrebbero provvedere anche all’istruzione professionale (che non dovrebbe più essere statale).

Il Prof. Carlo Marzuoli, ordinario di Diritto Amministrativo all’Università di Firenze – e collaboratore “storico” dell’Adi,Associazione Docenti italiani – interviene sul disegno di legge della Regione Lombardia, relativo al reclutamento dei docenti.

Secondo il prof. Marzuoli il tema del reclutamento dei docenti va affrontato in modo serio, per almeno due motivi:

  1. da oltre un decennio siamo in una  evidente condizione di inadempimento  costituzionale:  la non attuazione del Titolo V in materia di istruzione;
  2. nel frattempo lo Stato continua a dare prove negative nell’amministrazione, oggi ancora statale, del sistema scolastico.

“Ai  difetti di sempre si somma una profonda  contraddizione interna all’ordinamento vigente. Da un lato,  alcune norme, a cominciare dalla Costituzione (Titolo V),  vogliono  che gli apparati statali dell’istruzione abbiano esclusivamente  funzioni di governo, di studio,  di valutazione e di controllo nei confronti di un sistema fondato sull’autonomia delle regioni, degli enti territoriali, delle istituzioni scolastiche (e della dirigenza scolastica); da un altro lato, tantissime altre norme tengono invece inchiodata  detta amministrazione ad un assetto  a suo tempo costruito in base a una logica opposta. 

Le questioni da affrontare, con un’urgenza sempre maggiore, sono, a ben vedere,  una:  l’adeguamento dello statuto  giuridico del personale docente,  e della  conseguente disciplina del  reclutamento,  al sistema  delineato dal Titolo V

Non  vi sono  misteri da risolvere, né vi è  troppo da studiare o da inventare,  né  complesse indagini da effettuare.  Il personale docente deve  passare dallo stato alle regioni o agli istituti scolastici; il personale docente può essere selezionato e assunto  anche a livello di istituto scolastico o di reti di istituti.

A questo fine, però   (da  qui nascono  i molti problemi posti dalla disposizione in esame), è necessario  un quadro in cui vi siano poche norme, uniformi per l’intero sistema nazionale, in tema di garanzia della funzione docente, di valutazione dell’utile esercizio della funzione, di accesso alla funzione.

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