Conservatori sempre in prima linea

Scuola e università: non appena si accenna all’ipotesi di un cambiamento, i conservatori tornano sulle barricate.

Qualche giorno fa si è discusso dell’ipotesi di anticipare di un anno l’uscita dei giovani dalla scuola superiore (volgarmente: i licei di 4 anni): rivolta di tutti gli adoratori del “Corpo Mistico dell’Organico” (definizione di Rosario Drago).

Si sa: più anni di scuola, più materie e più ore significa più personale; non importa con quali risultati; anzi, seconod alcuni docenti (e sindacati)  i risultati non devono essere misurati: sarebbe una intollerabile violenza contro la libertà dei lavoratori (dicono).

Adesso qualcuno ha accennato all’ipotesi di eliminare il valore legale del titolo di studio: nuova rivolta, intanto degli studenti della Rete della conoscenza (Da Tuttoscuola.com: Un comunicato della Rete della conoscenza, che raggruppa l’unione degli studenti, Link e altre organizzazioni, informa che questa mattina, in occasione della visita del ministro Profumo alla scuola Fabrizio De Andrè di Roma, gli studenti di Link hanno interrotto la conferenza stampa del Ministro srotolando uno striscione con la scritta  “Titolo di studio o carta straccia?” … Il Governo non tocchi il valore legale del titolo di studio” è lo slogan della manifestazione. (…)  In particolare, prosegue la nota, “Non accettiamo che si utilizzi l’abolizione del valore legale del titolo di studio per legittimare quello che sempre più sta avvenendo: una svalutazione delle università pubbliche in particolare quelle delle regioni del Sud e la creazione di pochi centri di eccellenza, magari privati, costosi e per pochi”.
Altre azioni di protesta sono previste già oggi in varie città tra cui Bari, Napoli e Torino.

Come se molti titoli di studio non fossero già oggi carta straccia, generalmente nelle mani dei ceti sociali più deboli!

Resto sempre sorpreso dalla tenacia con cui proprio coloro che dovrebbero pretendere un cambiamento, spesso si impegnano nella difesa del tempo andato (buon?), non appena si presenta una sia pur lontana ipotesi di trasformazione.

Ormai, molti studenti e molti docenti non sono solo conservatori, ma addirittura restauratori (cioè vogliono tornare all’università e alla scuola di prima della Gelmini. Ma erano una scuola e un’università da difendere e conservare o da cambiare?).

Ricordo le parole del sociologo francese François Dubet: “Nei docenti si è prodotta una terribile alleanza fra radicalismo politico e conservatorismo pedagogico: più sono trotskisti più sono conservatori.

E questo non vale solo per la scuola.

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2 commenti

  1. non toccate il valore delle lauree, la gente lotta e fa sacrifici enormi per mandare i figli all’università: anzi date merito a chi lo fa piuttosto che stare per strada senza nè lavoro, nè studio. Sono daccordo bisogna laurearsi in tempi leciti, senza se e senza ma, come dice Bersani

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  2. Il valore delle lauree è già messo in discussione; è indubbio che le lauree non sono tutte uguali, come non hanno lo stesso valore i voti, i docenti e quindi, in generale, le università.

    Questa realtà penalizza:
    – gli studenti migliori, che non vedono riconosciuti i loro sforzi (o perché studiano in una università di valore modesto, o perché sono superati da studenti di università “facili”);
    – gli studenti delle fasce sociali più deboli, convinti di avere una laurea in mano, e hanno solo un pezzo di carta.

    E’ vero che per anni scuola e università hanno rappresentato uno strumento di ascesa sociale, ma questa funzione, in Italia, si è esaurita venti anni fa; adesso, al contrario, sono diventate strumento di immibilismo sociale.
    Bisogna ridare fiato al dinamismo, premiando il merito ovunque si trovi, avviando una politica seria di borse di studio e creando una “cultura del merito”.

    Comunque non occorre abolire subito il valore legale; i primi passi potrebbero essere:
    1. eliminare le lauree triennali e tornare a quelle quadriennali; l’attuale sistema ha solo allungato gli studi degli studenti bravi (già penalizzati da un anno in più di scuola superiore);
    2. accreditare le università presso enti terzi (possibilmente internazionali).

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