Le Bocciature? Soprattutto uno spreco.

Le bocciature a scuola?

Uno spreco assurdo, in una scuola che (a destra e a sinistra) pensa di rinnovarsi rispolverando il Novecento.

I dati pubblicati dal Ministero della Pubblica Istruzione sottolineano come siano aumentate le bocciature, le non ammissioni all’esame e le sospensioni del giudizio. Questi risultati sono stati comunicati con particolare soddisfazione dal Ministro Gelmini, convinta di poter dimostrare una ritrovata serietà della scuola.

E che la scuola italiana debba ritrovare serietà è un dato certo, confermato da tutte le ricerche internazionali, anche se sarebbe sbagliato non fare le opportune distinzioni tra la scuola del Nord e quella del Sud, tra l’istruzione professionale e quella liceale, e infine tra la scuola primaria e quella secondaria. In effetti viviamo in un Paese che in tanti anni di “scuola democratica” si è trovato con un sistema ingiusto e disomogeneo, che illude i deboli e penalizza i bravi, e che ha pensato soprattutto al numero di docenti e non docenti.

Resta da capire se l’aumento delle bocciature sia un sintomo della serietà della scuola o della sua inefficienza.

Poiché le bocciature sembrano particolarmente apprezzate dall’opinione pubblica, innanzitutto è bene precisare che l’aumento delle bocciature tecnicamente non viene definito “premio al merito”, ma “aumento della dispersione scolastica”; e se è vero che in fatto di dispersione l’Italia è già in testa alle graduatorie europee, ciò significa che siamo di fronte ad un ulteriore “fallimento” della scuola: siamo in controtendenza rispetto agli obiettivi che l’Europa si è assegnata.

Una scuola è di buona qualità quando prepara bene i giovani ad essere cittadini e lavoratori consapevoli, non quando li boccia. Pertanto di fronte all’aumento delle bocciature, c’è poco da stare allegri: dovremmo chiederci come migliorare una scuola che boccia sempre di più… non farcene un vanto!

E il prossimo anno capiterà anche di peggio, poiché il Ministro ha previsto di non ammettere all’esame di Stato chi ha un cinque in pagella, con la conseguenza che ci troveremo di fronte alla strage dei non ammessi, o alla necessità di “falsificare” i voti per non fare un’ecatombe. Ed è certo che si sceglierà la seconda strada, alla faccia della serietà berlusconiana; del resto quest’anno è successo lo stesso: con il voto di condotta conteggiato nella media, sono stati ammessi agli esami studenti con due o tre gravi insufficienze; il prossimo anno molte di queste insufficienze diventeranno delle sufficienze.

Oltre tutto la maggior parte delle bocciature costituisce uno spreco di denaro pubblico.

In effetti, è assurdo che uno studente insufficiente in due o tre materie debba ripetere l’anno anche nelle materie in cui ha preso la sufficienza (e spesso molto più della sufficienza). Non basterebbe fargli ripetere l’anno nelle materie insufficienti? Ed eventualmente portarlo al diploma con una o due insufficienze?

Qualcuno si scandalizzerà, a sentire questa ipotesi, ma bisogna tenere conto del fatto che le valutazioni espresse dalla scuola italiana (anche all’Esame di Stato) sono in larga parte inattendibili sia per la mancanza di un sistema di valutazione omogeneo, sia per le modalità stesse di organizzazione delle prove; non a caso le Università e le aziende non si fidano del voto di maturità.

Infine: è più educativo e più trasparente promuovere con due “cinque” evidenti, piuttosto che con due “sei” fasulli. Certo, bisogna ridiscutere l’Esame di Stato, magari per eliminarlo, insieme al valore legale dei titolo di studio. Insomma, bisognerebbe accettare il fatto che non si può pensare ad una riforma della scuola con le idee del secolo scorso. Al contrario, c’è la necessità di ripensare seriamente i percorsi formativi e introdurre veri e aggiornati sistemi di valutazione: degli studenti, dei docenti e degli istituti.

E non mancano i modelli, in Europa e nel mondo.

La bocciatura? Certo non è un sinonimo di serietà della scuola, piuttosto lo definirei un esempio di sperpero della risorse: il costo della demogogia.

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1 commento

  1. Secondo me non ha alcun senso il voto di condotta perchè, secondo me, ad un bullo non importa assolutamente nulla del voto di condotta no? Un bullo è e sarà sempre un bullo. Non c’è differenza se uno ha 5 di condotta o non sufficiente di compotramente no?

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