Proposte per l’università. Dopo la piazza, le novità

Da “IL SOLE 24 ORE” di mercoledì 5 novembre 2008

«Responsabilità e merito per liberalizzare gli atenei»

Marzio Bartoloni ROMA

 

«Non bisogna avere fretta, non servono pecette o toppe. C`è bisogno di riforme di sistema e terapie d`urto: l`unico provvedimento urgente che dovrebbe prendere il Governo è l`azzeramento dei tagli all`università decisi quest`estate».

Pier Mannuccio Mannucci insegna Medicina interna all`università di Milano e guida il «Gruppo 2003» che riunisce oltre sessanta tra i migliori cervelli d`Italia, i più citati nella letteratura scientifica internazionale, protagonisti a marzo scorso insieme alla “crema” della scienza italiana di un accorato appello al Capo dell Stato, Giorgio Napolitano,per salvare la ricerca “made in Italy”.

 

Mannucci non ha dubbi: «Temo le soluzioni d`urgenza che fanno solo più pasticci».

 

La sua ricetta è di quelle da far tremare i polsi a tanti rettori, accademici e “baroni” di alto rango. E punta a liberalizzare il pianeta università introducendo allo stesso tempo massicce dosi di valutazione, merito e responsabilità: «Quando l`ho presentata al Senato nel febbraio del 2005 – spiega il presidente del Gruppo 2003 mi guardavano tutti come fossi un marziano».

Perché? Innanzitutto abbiamo chiesto l`abolizione dei concorsi e del posto fisso nelle università.

E poi? Massima libertà alle università sulle retribuzioni dei docenti e dei ricercatori, sulle assunzioini e sui percorsi di carriera, ovviamente su base meritocratica, oltre che mani libere sulla didattica.

Tanto le scelte di un ateneo vengono premiate o penalizzate delle iscrizioni degli studenti e dal mercato del lavoro.

Chi paga? Ogni università deve poter decidere autonomamente l`entità delle tasse e dei contributi sulla base della sua capacità di offerta e di attrazione.

E i fondi statali? Una sostanziosa parte del Fondo ordinario di finanziamento, almeno il 30%, deve essere distribuito in base a criteri di merito. I più bravi nella ricerca e nella gestione vanno premiati con più fondi.

Oggi invece che succede? I finanziamenti vengono sostanzialmente ripartiti in base al numero degli studenti. Que- sto fatto produce una moltiplicazione dei corsi per attrarre più studenti, con sprechi e offerte di bassa qualità.

Insomma il punto è che le università non devono essere tutte uguali.

Esatto. Per questo serve lavalutazíone, perché come accade nei Paesi con la migliore formazione, ci sono un drappello di atenei d`eccellenza e poi gli altri che comunque garantiscono una buona formazione.

Ma chi valuta gli atenei? In attesa dell`agenzia nazionale di valutazione che sembra non arrivare mai si potrebbe ripartire dal lavoro del Civr, il Comitato di valutazione della ricerca nato da un`idea bipartisan, che delle classifiche molto chiare in base ala produzione scientifica le ha fatte.

Perché non usare quelle? Oltre alla valutazione che serve? Una nuova governance. Oggi le cariche di rettore e preside sono elettive e questo non aiuta chi viene eletto ad adottare delle iniziative meritocratiche e magari impopolari. In più questo sistema invoglia a chiudere un occhio di fronte a nepotismi e concorsi truccati.

Chi dovrebbe guidare le università? Penso a dei “board” esterni autorevolie indipendenti. Assolutamente non nominati dalla politica altrimenti si replica il meccanismo sbagliato dei manager degli ospedali.

Cosa pensa della possibilità di trasformarsi in delle fondazioni? Non mi sembra una cattiva idea. Personalmente non sono contrario. Ma nel contesto italiano secondo me non possono funzionare. Prima bisogna cambiare profondamente il sistema.

Altrimenti il rischio è quello di attrarre solo chi vuole colonizzare le università per poterle sfruttare.

C`è infine il discorso dei fondi della ricerca. Come vanno assegnati? Qui il discorso è semplicè.

Tutti i fondi pubblici dovrebbe essere assegnati con il metodo “peer review”, cioè con una valutazione nel merito, anonima, terza e indipendente.

Come «Gruppo 2003» cosa proponete? Il 25 novembre alla Camera lanceremo l`idea di un`Agenzia snella e semplice che gestisca tutti i fondi della ricerca, oggi sparsi in mille rivoli, con questo metodo internazionale.

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