Cambiare l’università. Quali proposte?

Quale Università, quale Scuola vuole il centrosinistra?

Via all’università dell’era Gelmini

FLAVIA AMABILE


Oggi pomeriggio alle 15 si terrà un consiglio dei ministri per varare per decreto i primi provvedimenti di riforma dell’università, i più urgenti, quelli che avranno effetti economici immediati: restrizioni per le università con bilanci in rosso, risorse per le borse di studio per i giovani ricercatori e per aumentare il numero delle Case dello studente in tutt’Italia, la definizione di criteri minimi per i corsi di laurea in modo da ridurre il loro numero cresciuto enormemente negli anni. Probabilmente nel decreto entrerà anche una modifica ai criteri di selezione dei concorsi. E poi si darà il via libera alla parte più ampia della riforma tramite due disegni di legge che conterranno misure per introdurre la meritocrazia e la lotta contro i baroni degli atenei. 

La convocazione ufficiale del consiglio dei ministri arriverà stamattina, ma in serata lo confermavano quattro ministri. E la stessa Mariastella Gelmini, titolare dell’Istruzione, è andata al Quirinale a spiegare al capo dello Stato le nuove misure portando uno schema del decreto di legge ancora in preparazione e il testo dei ddl. 

Il presidente della Repubblica si era schierato proprio in mattinata a favore delle proteste studentesche. «Ho incontrato studenti a Roma e a Milano, e ho colto una volontà positiva, perchè le manifestazioni non sono a difesa dell’esistente, non sono all’insegna del ‘no’», aveva affermato. In serata ha ascoltato le parole del ministro che illustrava la necessità di procedere con urgenza su alcuni temi e di affidare invece ad un disegno di legge e al dialogo con le altre forze politiche la parte più corposa della riforma in programma. Il presidente ha molto insistito per modificare i criteri che riguardano i concorsi e il ministro ha assicurato che le modifiche arriveranno presto. 

In realtà i tecnici degli uffici amministrativo e legale del ministero dell’Istruzione discutono da giorni su come affrontare questo problema. I bandi sono già stati pubblicati e scadono il 10, lunedì prossimo: cancellarli significherebbe una pioggia di ricorsi che vanificherebbe ogni effetto. Si sta allora studiando di eliminare la doppia idoneità, un escamotage finora usato dalle università per promuovere i candidati interni, e dall’altro di procedere alla scelta delle commissioni per sorteggio in modo da evitare la possibilità di giochi preordinati. Nel decreto dovrebbero rientrare anche le norme restrittive per gli atenei con bilanci in rosso: un veto alle assunzioni e ai concorsi di nuovi ricercatori. 

Nei disegni di legge invece rientrerà la revoca del provvedimento di Giuliano Amato che innalzava a 72 anni l’età per andare in pensione dei docenti universitari. Torna quindi a 70 anni il tetto rendendo automaticamente più rapido il turn-over che permetterà l’ingresso di docenti più giovani. 

Sta quindi prendendo corpo in queste ore la riforma dell’Università fortemente voluta dal ministro dell’Istruzione che ieri ha anche incontrato le associazioni degli studenti delle superiori e gli enti locali e acconsentito a una modifica delle norme che ridefinivano il numero delle scuole. L’accorpamento della dirigenza scolastica andrà in vigore dall’anno 2009-2010 mentre il dimensionamento della rete scolastica slitta di un anno e partirà dal 2010-2011. E’ stata anche eliminata l’ipotesi di commissariamento che era prevista nei confronti delle Regioni inadempienti sui piani di ridimensionamento scolastico. 

Nel frattempo il vicecapogruppo del Pdl al Senato Gaetano Quagliarello ha chiesto al presidente Renato Schifani di attivare subito un’indagine conoscitiva perchè «il Parlamento possa disporre dei dati per l’assunzione delle decisioni che nei prossimi mesi si renderanno necessarie al fine di operare una razionalizzazione della spesa, garantire il futuro dei nostri giovani, creare una Università all’altezza delle possibilità e delle ambizioni del nostro Paese».

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