Intanto eliminare gli sprechi, senza licenziare.

Scuola: intanto eliminare gli sprechi, senza licenziare.

Quelle che seguono non sono proposte per riformare la scuola, ma per eliminare gli sprechi senza “tagliare”, permettendo di fare più scuola (ammesso e non concesso che sia un obiettivo da porsi).
Non è detto, perciò, che ne derivi una scuola migliore: certamente sarà una scuola senza alcuni degli sprechi attuali; ma se a qualcuno può sembrare che ne derivi una scuola peggiore, allora bisogna che si pensi a come eliminare gli sprechi segnalati, e non ci sono tante vie (una delle quali, però, è quella Alitalia: ammortizzatori sociali per gli anni a venire; se andava bene per Alitalia, potrebbe andare bene anche per la scuola, in fondo faremmo un favore allo stato, non a dei privati). Altrimenti bisogna ammettere che questo sistema scolastico (con i risultati che produce in termini di apprendimenti e di dispersione) deve convivere con gli sprechi: ma chi potrebbe accettare una situazione simile e scommettere sul futuro?
Allora, poiché “tagliare” non sta bene e “sprecare” è stupido, per la scuola propongo di partire dal rispetto integrale delle norme vigenti, per consentire al personale di svolgere fino in fondo la sua attività e per rendere produttiva la spesa pubblica:

1.    che in tutte scuole si facciano le ore di lezione di 60 minuti (o, in ogni caso, che vengano rispettati gli orari curricolari, comprese eventuali compensazioni ai sensi dell’autonomia scolastica), in modo che le scuole che devono fare 38, 40, 44 ore alla settimana facciano “effettivamente” 38, 40, 44 ore alla settimana per 33 settimane l’anno;
2.    che tutti gli insegnanti insegnino effettivamente 18 ore (di 60 minuti) alla settimana;
3.    che venga realmente applicato il dimensionamento delle istituzioni scolastiche previsto dal DPR 233 del 1998 (mi riferisco alle Istituzioni scolastiche autonome, non ai punti di erogazione del servizio).

Punto 1: molti studenti guadagneranno fino a 400 minuti di scuola alla settimana (circa sette ore piene di lezione alla settimana che oggi vengono pagate ma non svolte: se qualcuno sostiene che più scuola = migliore preparazione, perché non accontentarlo?). Allora forse ci si accorgerà che in molti corsi di studio il monte ore settimanale di lezione è spropositato, e che la sua riduzione è necessaria (collegata con la riduzione del numero di materie insegnate), e di fatto viene già attuata, pagando insegnanti che non insegnano per tutto il tempo previsto dal loro rapporto di lavoro. Con questi monte-ore realmente svolti, in molti casi mancherà anche il tempo per fare corsi di recupero e sostegno durante l’anno scolastico, così risparmieremmo i soldi (è possibile quantificarli), per destinarli ad altre attività, magari ad aumentare lo stipendio ai docenti.
Punto 2: si possono recuperare gli oltre 6 milioni di ore di lezione che ogni anno vengono pagate ma non svolte (in gran parte per la riduzione dell’ora di lezione);
Punto 3: potremmo risparmiare circa 250 milioni l’anno con il dimensionamento (che porterà non alla chiusura dei centri di erogazione del servizio, ma all’accorpamento degli uffici di segreteria, con soppressione delle Dirigenze e delle Direzioni amministrative).

Inoltre potremmo proporre, sempre per eliminare gli sprechi senza licenziare:
1.    gli studenti che fanno religione e materia alternativa devono essere raggruppati per classi parallele in gruppi di max 25 studenti, in modo che i docenti non insegnino – in molti casi – a qualche studente: avremmo una riduzione del numero di docenti (scelti dal vescovo e pagati dallo stato: una situazione per lo meno imbarazzante, per non dire vergognosa);
2.    se non vengono applicati il punto 1 e 2 di cui sopra, almeno che i corsi di recupero e sostegno vengano svolti come recupero delle ore di insegnamento non prestate (con risparmio relativo da riversare sempre sugli stipendi ordinari dei docenti);
3.    che vi sia un freno allo spostamento dei docenti (oltre 200.000 su 800.000 ogni anno cambiano sede o cattedra) e del personale tecnico-amministrativi (100.000 all’anno); tra precari che vanno e vengono e docenti in ruolo che godono della mobilità, la girandola dei docenti rappresenta un caso tutto italiano, con riflessi negativi sulla continuità didattica;
4.    eliminare le bocciature a settembre: è assurdo – oltre che uno spreco – bocciare in tutte le materie (anche in quelle sufficienti) uno studente che mantiene uno o due debiti anche a settembre; perciò possiamo proporre che venga abolita la bocciatura per uno o due debiti non recuperati a settembre, con obbligo per lo studente di ripetere l’anno nelle materie non sufficienti.

Inoltre potremmo provocatoriamente proporre:
1.    che le famiglie si rifiutino di pagare il cosiddetto “contributo volontario”: ogni anno le famiglie versano alle scuole 500 milioni di euro; lo Stato si accorgerebbe delle enormi conseguenze nell’attività didattica quotidiana. E del resto, a fronte degli sprechi, perché le famiglie devono versare un contributo “volontario”?

La Gelmini vuole tagliare a caso? Noi invece vogliamo innanzitutto eliminare gli sprechi. Dopo ragioneremo insieme sulle conseguenze e sulla situazione che verrà a crearsi. E dovremo trovare altre soluzioni.

Infine: se dovessimo chiedere anche il rispetto di alcuni parametri europei (rapporto docenti/alunni, rapporto ore insegnamento/docente, rapporto ore di apprendimento/studente, stipendi), sarebbero dolori per tutti.
Ma fino a quando possiamo fare finta di niente?

Alle proposte antisprechi, possiamo aggiungere le nostre idee di scuola democratica, laica, delle garanzie e delle opportunità, della valutazione esterna, della cultura tecnica e scientifica, delle lingue, dei laboratori, dello scambio con il mondo del lavoro, degli stage,degli scambi con l’estero ecc. ecc. ecc.

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