Gli stranieri, la lingua, il razzismo e la scuola

Stranieri a scuola: integrazione o segregazione?

Sulla questione “classi ponte” (come si è visto adattissima a una discussione di principio, nell’ignoranza del testo in esame), riporto – dal sito della Camera – il testo della mozione Cota e passaggi di alcuni interventi: di presentazione della mozione (Goisis, Lega) e di critica (Colombo e De Torre del PD). Premesso che l’intervento della leghista, pur cercando di essere accettabile, non riesce a mascherare ciò che la Lega è (ma questo non mi stupisce e non mi scandalizza, nel senso che conosco bene la Lega: piuttosto mi stupisce che nel passato più di qualcuno abbia pensato di farne un alleato…), sugli interventi critici dei due Democratici che ho scelto a mo’ di esempio, , voglio esprimere un mio parere: quello di Colombo è sostanzialmente privo di contenuti di merito e raccoglie le solite critiche alla Lega (citando Borghezio e Gentilini: dico le “solite” critiche, solite almeno per me di Treviso che le faccio e le ascolto da anni e ormai mi sono venute a noia, per la ripetitività e per l’incapacità di incidere sull’opinione pubblica, un’incapacità direttamente proporzionale alla soddisfazione che danno a chi le pronuncia – anche se mi rendo conto che in altre parti d’Italia la percezione può essere diversa); mentre la posizione della De Torre mi pare molto ragionevole, e parte da un problema reale e offre soluzioni concrete. Ma nella polemica sulla mozione leghista, nessuno l’ha citata, perché nessuno la consoce e nessuno l’ha cercata. Segno che ci accontentiamo delle polemiche a posteriori, accettando il piano del discorso imposto dalla maggioranza?

Atto Camera Mozione 1-00033 presentata da ROBERTO COTA testo di martedì 16 settembre 2008, seduta n.050

La Camera, premesso che: il crescente fenomeno dell’immigrazione ha modificato sensibilmente il modello organizzativo del sistema scolastico italiano; l’elevata presenza di alunni stranieri nelle singole classi scolastiche della scuola dell’obbligo determina difficoltà oggettive d’insegnamento per i docenti e di apprendimento per gli studenti; il diverso grado di alfabetizzazione linguistica si rivela quindi un ostacolo per gli studenti stranieri che devono affrontare lo studio e gli insegnamenti previsti nei programmi scolastici, e per gli alunni italiani che assistono a una «penalizzante riduzione dell’offerta didattica», a causa dei rallentamenti degli insegnamenti, dovuti alle specifiche esigenze di apprendimento degli studenti stranieri; tale situazione è ancora più evidente nelle classi che vedono la presenza di studenti provenienti da diversi Paesi, le cui specifiche esigenze personali sono anche caratterizzate dalle diversità culturali del Paese di origine, tanto da indurre gli insegnanti ad essere più tolleranti e meno rigorosi in merito alle valutazioni volte a stabilire i livelli di competenza acquisiti dagli alunni stranieri e italiani sulle singole discipline; dai dati forniti dal Ministero dell’istruzione, la crescita di alunni stranieri, registrata nell’anno scolastico 2007-2008, è pari a 574.133 unità, con un incidenza del 6,4 per cento rispetto alla popolazione scolastica complessiva; tale situazione è determinata dalla crescita degli alunni stranieri nel triennio 2003-2005 intensificatasi anche per effetto dei provvedimenti di regolarizzazione (legge n. 189 del 2002 e legge n. 222 del 2002); rispetto alle nazionalità, si confermano ai primi posti i gruppi di studenti provenienti dai Paesi dell’Est europeo, in particolare la Romania che, nell’arco di due anni, è passata dal 12,4 per cento (52.821 alunni), al 16,15 per cento (92.734 alunni), superando la numerosità degli alunni provenienti dall’Albania (85.195 pari al 14,84 per cento), e dal Marocco (76.217 presenze, pari al 13,28 per cento); la disomogenea distribuzione territoriale di alunni con cittadinanza non italiana, molto concentrata al centro-nord e scarsa al sud e nelle isole, interessa circa 37.000 punti di erogazione del servizio scolastico, rispetto ai 57.000 presenti in ambito nazionale. È evidente il divario esistente tra i primi e i secondi, determinato dalla necessità per i primi di adeguare gli aspetti organizzativi e didattici all’attività di integrazione degli alunni stranieri; la più elevata consistenza di alunni stranieri si trova nella scuola primaria e secondaria di I grado (il 7,7 frequenta la primaria, il 7,3 per cento la secondaria di I grado, il 6,7 per cento le scuole dell’infanzia). Gli istituti di istruzione secondaria di II grado, pur non raggiungendo complessivamente i valori delle presenze registrate nella scuola primaria e secondaria di I grado registrano l’8,7 per cento del totale degli studenti. Tra questi ultimi la maggior parte è concentrata nei professionali, dove rappresentano l’8,7 per cento del totale degli studenti, mentre nei tecnici raggiungono il 4,8 per cento e nei licei sono appena l’1,4 per cento; l’osservazione a livello territoriale evidenzia che l’incidenza degli alunni con cittadinanza non italiana è particolarmente significativa in Emilia Romagna, Umbria, Lombardia e Veneto dove essi rappresentano più del 10 per cento della popolazione scolastica regionale; la presenza di studenti stranieri nel Centro-Nord è quindi superiore alla media italiana fino a raggiungere i 12 studenti stranieri ogni 100 in Emilia Romagna, mentre nel Mezzogiorno l’incidenza percentuale varia tra l’1,3 e il 2,3 per cento ad eccezione dell’Abruzzo con il 5 per cento; di grande attualità risultano i dati sulla presenza di alunni nomadi, essi raggiungono le 12.342 unità e pertanto rappresentano il 2,1 per cento degli alunni stranieri. Più della metà degli alunni nomadi frequenta la scuola primaria; relativamente al rapporto tra la frequenza delle scuole statali e non statali e le loro suddivisioni tra i diversi gradi della scuola, si registra la presenza del 90,3 per cento di alunni stranieri in scuole statali, mentre il restante 9,7 per cento risulta iscritto in istituzioni scolastiche non statali; i Paesi di provenienza degli alunni stranieri, sui 194 censiti dall’Istituto nazionale di statistica, sono ben 191. Nelle scuole della provincia di Bergamo, ad esempio, i dati del 2005 registravano la rappresentanza di 118 cittadinanze, a Perugia 109, a Pesaro 90, a Siena 80, a Latina 78; l’osservazione sull’esito scolastico degli alunni italiani a confronto con quello degli alunni stranieri rivela che nelle scuole dove sono presenti alunni con cittadinanza non italiana si riscontra una maggiore selezione nei loro riguardi che finisce per incidere sui livelli generali di promozione: il divario dei tassi di promozione degli allievi stranieri e di quelli italiani è -3,36 nella scuola primaria, -7,06 nella secondaria di I grado, -12,56 nella secondaria di II grado, in cui più di un alunno straniero su quattro non consegue la promozione; la presenza di minori stranieri nella scuola si inserisce come fenomeno dinamico in una situazione in forte trasformazione a livello sociale, culturale, di organizzazione scolastica: globalizzazione, europeizzazione e allargamento dell’Unione Europea, processi di trasformazione nelle competenze territoriali (decentramento, autonomia eccetera), trasformazione dei linguaggi e dei media della comunicazione, trasformazione dei saperi e delle connessioni tra i saperi, processi di riforma della scuola; il fenomeno migratorio sta assumendo caratteri di stabilizzazione sia per le caratteristiche dei progetti migratori delle famiglie, sia per la quota crescente di minori di origine immigrata che nascono in Italia o comunque frequentano l’intero percorso scolastico; la Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia sancisce che tutti devono poter contare su pari opportunità in materia di accesso alla scuola, nonché di riuscita scolastica e di orientamento; la scuola italiana deve quindi essere in grado di supportare una politica di «discriminazione transitoria positiva», a favore dei minori immigrati, avente come obiettivo la riduzione dei rischi di esclusione; la maggior parte dei Paesi europei ha costruito luoghi d’apprendimento separati per i bambini immigrati, allo scopo di attuare un percorso breve o medio di alfabetizzazione culturale e linguistica del Paese accogliente. La presenza di bambini stranieri, ma anche nomadi o figli di genitori con lo status di rifugiati politici, implica l’aggiunta di finanziamenti e di docenti, e l’organizzazione di classi di recupero successive o contemporanee all’orario normale, di classi bilingue, oppure con la presenza di assistenti assunti a tal fine; in Grecia, ad esempio, le scuole con un gran numero di alunni stranieri, figli di genitori nomadi o di greci rimpatriati, organizzano delle classi propedeutiche o delle sezioni preparatorie per l’insegnamento del greco, ma anche della lingua d’origine, per facilitare l’integrazione di questi bambini nel sistema educativo. Queste classi e sezioni usano materiale didattico specifico e possono essere seguite da insegnanti ordinari che effettuano delle ore supplementari, insegnanti di sostegno temporanei o da insegnanti con qualifiche specifiche a orario ridotto. Il rapporto ufficiale alunni/insegnanti da rispettare è di 9-17 alunni per insegnante nelle classi propedeutiche e di 3-8 alunni per insegnante nelle sezioni preparatorie. L’assegnazione delle risorse dipende dalla presenza di un numero di alunni sufficiente per poter organizzare una classe o sezione; le gerarchie istituzionali del precedente Governo di centro-sinistra hanno rigettato la proposta della Lega Nord, sulla necessità di istituire dette «classi propedeutiche», considerandole addirittura «luoghi di segregazione culturale», o «mere strategie di integrazione degli alunni immigrati», ritenendole «soluzioni compensatorie di carattere speciale», avvolte in schemi stereotipi e folkloristici; la pedagogia interculturale del centro-sinistra, attraverso l’affermazione dell’«Universalismo», ha lasciato l’iniziativa alle singole scuole e agli enti locali, che pur avendo agito in maniera equilibrata, non possono attuare strategie per il superamento dei problemi derivanti dall’accoglienza e dalla formazione degli studenti stranieri. Le normative sull’immigrazione del 1998 e del 2002 (Testo Unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998 e legge n. 189 del 2002) contengono indicazioni utili sulla funzione e sull’uso dei cosiddetti «spazi dotati di strumenti appositamente dedicati», demandando alle scuole e agli enti locali l’iniziativa e la gestione di tali spazi e strumenti mirati all’istituzione di percorsi specifici di alfabetizzazione linguistica, di durata variabile; i dati forniti dal Ministero della pubblica istruzione, università e ricerca evidenziano come il problema dei ripetenti e della dispersione scolastica incida soprattutto sui ragazzi stranieri. Secondo tali dati, il numero degli studenti stranieri ripetenti è del 4 per cento nella scuola primaria, dell’8 per cento nella scuola secondaria di primo grado e arriva al 14 per cento nella scuola secondaria di secondo grado. In riferimento a quest’ultimo ciclo di istruzione si rilevano inoltre incongruenze tra la classe frequentata e l’età, incongruenze che riguardano circa il 75 per cento degli studenti stranieri; la dimensione della scuola, la quantità di stranieri rispetto alla popolazione scolastica e la quantità di cittadinanze concorrono al successo o all’insuccesso scolastico di tutti gli studenti; dai dati ministeriali si rileva che per i diversi ordini di scuola gli alunni stranieri sembrano ottenere maggiori risultati quando sono ridotti di numero; la densità della presenza di alunni con cittadinanza non italiana in piccole scuole sembra non favorire livelli elevati di esiti positivi. Tale fattore si determina maggiormente nelle scuole secondarie di secondo grado dove il decremento degli esiti in rapporto alla maggiore consistenza di alunni stranieri è ancora più accentuato: negli istituti di piccole dimensioni con gruppi minimi di studenti non italiani, il tasso di promozione degli alunni stranieri scende dal 93,29 per cento (da 1 a 5) fino al 78,64 per cento (da 11 a 30), se vi sono consistenti gruppi di alunni stranieri. Negli istituti di medie dimensioni (da 101 a 300 alunni complessivi) si passa dal 91,79 per cento al 78,46 per cento; negli istituti maggiormente dimensionati si passa dall’89,87 per cento all’80,26 per cento; ciò vuol dire che il tasso di promozione di alunni stranieri nelle scuole primarie e secondarie di I grado è inversamente proporzionale alla dimensione della loro presenza nella scuola; l’elemento della presenza di molte diverse cittadinanze nelle scuole, pur non coincidendo necessariamente con esiti negativi finali degli alunni stranieri, rappresenta un fattore condizionante del complesso sistema educativo e formativo che influenza l’intera classe; le sopraccitate analisi sugli esiti scolastici sono importanti poiché consentono di comprendere determinate categorie di alunni per i quali l’obiettivo, oltre a quello degli apprendimenti, è anche quello dell’integrazione del sistema scolastico e del sistema sociale; questa tipologia di alunni con cittadinanza non italiana consegue determinati esiti scolastici, in rapporto al livello di conoscenza della lingua italiana, alla dimensione temporale di scolarizzazione nel nostro Paese, alle misure di accompagnamento per la loro integrazione all’interno e all’esterno dell’ambito scolastico; tali misure risultano infatti determinate sia dal numero degli studenti stranieri, sia dalle diverse nazionalità presenti nella stessa classe o scuola e dalle conseguenti differenti situazioni culturali e sociali che generano molteplici esigenze cui dare risposta, impegna il Governo: a rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, autorizzando il loro ingresso previo superamento di test e specifiche prove di valutazione; a istituire classi ponte, che consentano agli studenti stranieri che non superano le prove e i test sopra menzionati di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, propedeutiche all’ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti; a non consentire in ogni caso ingressi nelle classi ordinarie oltre il 31 dicembre di ciascun anno, al fine di un razionale ed agevole inserimento degli studenti stranieri nelle nostre scuole e a prevedere, altresì, una distribuzione degli stessi proporzionata al numero complessivo degli alunni per classe, per favorirne la piena integrazione e scongiurare il rischio della formazione di classi di soli alunni stranieri; a favorire, all’interno delle predette classi ponte, l’attuazione di percorsi monodisciplinari e interdisciplinari, attraverso l’elaborazione di un curricolo formativo essenziale, che tenga conto di progetti interculturali, nonché dell’educazione alla legalità e alla cittadinanza: a) comprensione dei diritti e doveri (rispetto per gli altri, tolleranza, lealtà, rispetto della legge del paese accogliente); b) sostegno alla vita democratica; c) interdipendenza mondiale; d) rispetto di tradizioni territoriali e regionali del Paese accogliente, senza etnocentrismi; e) rispetto per la diversità morale e cultura religiosa del paese accogliente; a prevedere l’eventuale maggiore fabbisogno di personale docente da assegnare a tali classi, inserendolo nel prossimo programma triennale delle assunzioni di personale docente disciplinato dal decreto-legge n. 97 del 2004, convertito con modificazioni, dalla legge n. 143 del 2004, alla cui copertura finanziaria si provvede mediante finanziamenti da iscrivere annualmente nella legge finanziaria. (1-00033) «Cota, Goisis, Grimoldi, Rivolta, Maccanti, Aprea, Frassinetti, Granata, Latteri, Baldelli, Garagnani, Barbieri, Barbaro, Caldoro, Carlucci, Ceccacci Rubino, Di Centa, Renato Farina, Giammanco, Lainati, Mazzuca, Murgia, Palmieri, Massimo Parisi, Perina, Rampelli».

Intervento (passi) di Paola Goisis (Lega) Ho voluto citare quasi alla lettera la mozione Cota ed altri 1-00033 (Nuova formulazione) proprio perché immagino e so già quali saranno le accuse che ci saranno rivolte: accuse di razzismo, accuse di voler emarginare e di voler impedire l’integrazione. Tutte queste accuse, qualora ci venissero rivolte, noi le rigettiamo al mittente, perché noi che lavoriamo nella scuola sappiamo bene quanto sia umiliante per questi bambini e questi ragazzi essere presenti in classi dove non capiscono una parola di italiano, o, se ne conoscono qualcuna, non riescono a recepire gli insegnamenti che vengono rivolti loro. Allora la nostra mozione muove proprio da un interesse umanitario e da un interesse di integrazione. Noi vogliamo che questi bambini e che questi ragazzi possano integrarsi nel modo più preciso, nel modo più formativo all’interno delle nostre classi e della nostra società, perché – non dimentichiamolo – l’integrazione più che nella società si fa nella scuola; però, la scuola deve dare a questi ragazzi e a questi bambini gli strumenti per potersi integrare. Come fanno a integrarsi, come fanno a capire gli insegnamenti che vengono dati, se non comprendono una parola di italiano? Torno a ripeterlo perché sembra che il discorso che noi facciamo sia assurdo, che non stia in piedi, che sia un discorso mosso soltanto da volontà razzista, come spesso ci accusano. Ma in realtà io accuso, invece, chi non dovesse accettare questa mozione, e l’accuso non soltanto di razzismo, ma anche di ipocrisia, perché pretendere che questi bambini (che arrivano magari a otto-dieci anni) siano inseriti già nella classe III o V significa non voler la loro integrazione, significa condannarli ad essere sempre emarginati e condannarli a non poter giocare con i loro compagni. Significa, in pratica, che questa sinistra, che tanto avanza discorsi di solidarietà e di integrazione, in realtà è soltanto ipocrita perché non vuole l’integrazione, ma vuole soffiare sul fuoco del razzismo, sul fuoco della divisione etnica, giusto per cercare di trovare da qualche parte qualche voto. Ma tanto ormai i voti non li trovano più perché tutta la nostra penisola, in particolare il nord, dove è presente la maggior parte di questi ragazzi, ormai ha capito la questione e ha capito che la sinistra sta soltanto cercando voti. Pertanto, poiché crediamo veramente nell’importanza dell’educazione e dell’istruzione – non dimentichiamo che la scuola non è solo formazione, come si continua a dire, ma prima di tutto è educazione e dobbiamo noi educare questi bambini e questi ragazzi al rispetto delle nostre regole, della nostra tradizione e della nostra cultura – se vengono qui, essi devono accettare la nostra cultura. Non si può immaginare che quando arriverà il Natale i nostri bambini italiani, veneti, lombardi, piemontesi non possano celebrare tale ricorrenza, altrimenti qualcuno si offende, che non possano nominare Gesù e venga sostituito il nome di Gesù con «virtù» nelle canzoncine di Natale. Noi queste cose non le tolleriamo più. Non permetteremo assolutamente che questo succeda (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania)! Anzi, avanzeremo un’altra proposta: che a fianco della Costituzione venga regalata a tutti i bambini e a tutte le scuole italiane anche la Bibbia e magari il Vangelo, perché questa è la nostra cultura, questi sono duemila anni di storia che abbiamo alle spalle e che non possiamo cancellare. La questione della fede è una questione personale, di coscienza: ognuno sceglierà per proprio conto a quale religione dare affidamento e in quale religione credere. Ma il discorso è diverso per quanto concerne la questione della nostra storia e della nostra cultura: in nome di una multiculturalità che in realtà nasconde sì un vero razzismo, si vogliono cancellare la nostra storia, le nostre tradizioni, la nostra identità (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania), E sappiamo bene che l’identità poggia, innanzitutto, sulla conoscenza della storia e di tutto ciò che è stato, sulla conoscenza delle nostre grandi civiltà del nord, ma anche di tutta l’Italia. Come posso pensare che nelle mie classi i bambini e i ragazzi non debbano studiare la storia della Serenissima, che non possano studiare la battaglia di Lepanto? Il 7 ottobre abbiamo celebrato la festa della Madonna del Rosario, festa che è stata istituita proprio a seguito della battaglia di Lepanto. Quindi, vogliamo che i nostri bambini e i nostri ragazzi anche stranieri conoscano queste cose e conoscano queste realtà perché non possiamo cancellare – ripeto – la nostra storia. Non lo permetteremo mai. Finché ci sarà la Lega state sicuri che questo non accadrà. E anche se ci dite che siamo razzisti, non ci interessa assolutamente niente (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). Infatti, noi siamo consapevoli della nostra convinzione, sappiamo di essere coscienti e coerenti. Nelle mie classi, a fianco della celebrazione del Natale, ho fatto parlare gli studenti islamici, e si è visto che questi ultimi parlavano della Madonna, della nascita di Gesù e così via. Noi della Lega, noi insegnanti della Lega vogliamo l’integrazione, non la sinistra che soffia sul fuoco del razzismo, dell’etnia e della distruzione della nostra civiltà (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).

Intervento (passi) di Furio Colombo (PD) Signor Presidente, Matteotti si è sentito umiliato di fronte «all’Aula sorda e grigia» del fascismo. Mi sento umiliato quando parlano personaggio leghisti di questo tipo, quando dicono le cose inaudite che affermano. Mi permetta di sostenerlo. Ma ci pensa? Ripensi per un momento a quello che ha ascoltato. Viviamo in un mondo in cui sta per essere eletto Presidente degli Stati Uniti un ragazzo nero, di origine keniota, nato alle Hawaii, trasportato sul Continente, educato nelle scuole americane dove nessuno lo ha messo in un percorso di separazione e di attesa e dove è diventato uno dei più brillanti giuristi del suo Paese e poi uno dei più brillanti senatori e adesso uno dei più brillanti candidati alla Presidenza degli Stati Uniti che quel Paese abbia mai avuto. Ma lei pensi nelle mani e nel Paese dell’onorevole Borghezio e dell’onorevole Gentilini – che lei dice che sono altrettanto onorevoli come me e, se lei mi permette, non lo sono! – quale sarebbe stato il destino di Obama, perché è nero? Forse preso a sprangate nelle strade di Milano, in un episodio – come ci spiega il Ministro Maroni – che non è razzista. (…) Ho diritto di sentirmi umiliato perché so quel che succede nel mondo e quel che succede in Italia. So che in Italia il collega di quella signora è stato condannato in via definitiva per avere incendiato giacigli di extracomunitari, sotto i ponti ai margini del fiume Dora a Torino. Pensi a quale livello si è giunti. La sua attività preferita era di andare su e giù, ed è il capogruppo al Parlamento europeo della Lega Nord per l’indipendenza della Padania, pertanto un gruppo estraneo e straniero che si è infiltrato nel Parlamento italiano per portarci i valori della Padania. È un fatto che non è mai accaduto in altri Parlamenti democratici e in altre situazioni simili alla nostra. La xenofobia si trova ovunque, ma non va al Governo! Questa cosiddetta mozione è un disastro di immaginazione claustrofobica e precipitata nella fossa profonda della non ragione. Ho ascoltato la collega che ha parlato per ultima con così tanto buonsenso e pazienza, nel tentativo di rendere ragionevole tutto ciò che stava dicendo e con vera sollecitudine. Io non riesco a farlo. Lei ha scelto di prendere sul serio la questione e di dire «no, badate, è sbagliata» spiegandone i motivi, sostenendo un’idea di una semplicità estrema: i bambini imparano soltanto se stanno insieme. L’idea che i bambini che hanno difficoltà nella lingua italiana debbano essere separati affinché la imparino è una delle più assurde agli occhi dei più elementari psicologi e agli occhi dei più elementari docenti. Ascoltavo la signora leghista e mi domandavo che vita tremenda devono avere avuto i suoi bambini o allievi – non so a che età hanno avuto la disgrazia di avere una docente di quel tipo – ma quanto deve essere stata tremenda la loro vita quando quella era la loro insegnante e quando quello era il modello dal quale imparavano. Mi permetta di mettere in quadro questa mozione: è la mozione della cultura di Borghezio, che passava il tempo sul treno Milano-Torino a spruzzare disinfettanti ogni volta che vedeva una signora nera nello scompartimento. È la cultura del Ministro dell’interno che ha chiamato sette o otto volte «prostituta» una cittadina caduta nelle grinfie dei vigili urbani in borghese di Parma. Signor Presidente, quando io vedo persone in borghese che avvicinano, senza identificarsi, i giovani (come è accaduto con il giovane massacrato di botte, sempre a cura dei vigili in borghese di Parma), non può non venirmi in mente il fatto che gli squadroni della morte, prima di diventare squadroni della morte in America latina, erano vigili in borghese, poliziotti in borghese con auto non identificate. Per fortuna, una trasmissione (in fondo di intrattenimento) della RAI, «Chi l’ha visto?» ha raccolto le testimonianze delle persone che c’erano e che hanno visto che cosa è successo a quel giovane nero. Il Ministro dell’interno ce lo racconta come una storia di ordinaria amministrazione che verrà investigata, ma di cui non si vedono né colpe né colpevoli e per indicare una giovane donna, catturata da quei poliziotti in borghese, una prima volta ce la indica come «prostituta», una seconda volta come «prostituta», una terza volta come «prostituta», una quarta volta come «prostituta», con un’indecorosità e un’indegnità che un Ministro dell’interno non ha mai usato in quest’Aula. Il problema che aveva di fronte il tutore dell’ordine pubblico italiano era quello di una giovane donna abbandonata sul pavimento di un posto di polizia. Lui non ha alcun diritto di definirla prostituta. In base a cosa? Aveva dei documenti con scritto «professione prostituta»? Permetteremmo mai che lo si facesse ad una donna non di colore, come si ama dire? È vergognoso il gioco che ha fatto il Ministro dell’interno, utilizzando affermazioni intelligenti e proprie del sociologo De Rita, come un’assoluzione dell’affermazione: «non c’è razzismo in Italia». Lei, forse, sa che il periodo più tremendo del razzismo americano l’ho vissuto negli Stati Uniti. Lei forse sa che l’ho vissuto vicino a Martin Luther King. Le assicuro che il Ku Klux Klan non ha mai detto: «siamo razzisti»; le assicuro che George Wallace, il governatore dell’Alabama non ha mai detto: «eccomi qua, sono razzista, noi odiamo i negri», ha sempre detto il contrario: «noi li vogliamo proteggere, devono stare al loro posto, noi siamo con le nostre tradizioni, noi difendiamo la nostra identità». E quando a quella terribile parola «identità» si aggiunge identità cristiana – so che con lei non troverò comprensione su questo particolare punto -, ma quando l’identità viene usata come un pungiglione per scacciare indietro l’altro, in quel momento l’identità non può essere cristiana, se lo lasci dire anche da un non credente. Non può essere cristiana l’azione di repellenza e il senso di orrenda claustrofobia che si nota in questo atto! Sta cadendo il mondo dell’economia e loro stanno pensando in quali corridoi andare a inseguire il ragazzino straniero, quella parola magica terribile: «straniero». Se è straniero, deve essere il male, vediamo intanto di isolarlo, fingendo anche con alcune accortezze di finta pedagogia, ma se è straniero vediamo di isolarlo, vediamo di tenerlo in qualche posticino dove possa essere separato dagli altri perché infetta. Perché la cultura di Borghezio confina dall’altra parte con la cultura del prosindaco Gentilini, falso o vero sindaco di Treviso. Io non so se posso dire in quest’Aula le frasi che Gentilini ha pronunciato – questo sì forse lei dovrebbe impedirmelo e dovrebbe censurarmi se lo facessi – perché sono le parole di un altro sciagurato, volgare, aggressivo, fomentatore di odio, ma sono le sue parole e la prego soltanto di fare uno sforzo e di ricordarle dai giornali: dove dovrebbero andare ad orinare gli islamici poiché ad essi si nega un luogo di preghiera. Questa è la cultura nella quale si situa il discorso che stiamo facendo, una cultura xenofoba, ossessiva, claustrofobica, lontana dal mondo. (…) Qui si propone di isolare tutti, si propone un corridoio simile a quello delle malattie infettive; qui c’è una mozione che va respinta e che, purtroppo, Presidente, prevedo che non sarà respinta; in questo senso mi unisco all’umiliazione che proveranno molti colleghi di Alleanza Nazionale e di ciò che era una volta Forza Italia, dovendo votare per una simile ignobile mozione di separazione, di apartheid, di xenofobia e di razzismo (Applausi di deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).

Intervento (passi) di Maria Letizia De Torre (PD) Per questo motivo, non è pedagogicamente e linguisticamente sensato immaginare classi straniere, ma momenti particolari concepiti in modo serio (con un test iniziale, una classe di livello, un tempo predeterminato, un test finale e tutto quello che si è fatto e scritto nel percorso del ragazzo), sì. Il piano ha un carattere territoriale e tiene conto di tutto quello che gli enti locali già fanno e della diversità che ovviamente si presentano nei vari territori italiani; ha un carattere flessibile e modulare (quindi può essere usato anche per parti). È un piano, però, che prevede azioni di sistema, un monitoraggio, una documentazione, e si compone di risorse economiche, di linee progettuali, di un sito dedicato, di valutazione dei risultati, di comunicazione degli esiti e dei materiali che verranno prodotti. È un piano specifico, che vede l’insegnamento dell’italiano in modo specifico (perché non è come insegnare la lingua materna né come insegnare una seconda lingua straniera, bensì è una cosa diversa) e di transizione (perché deve avere una durata limitata). Non è un piano che si rivolge a tutti, considerato, per esempio, che il 71 per cento degli alunni immigrati nella scuola materna è nato in Italia (mentre quasi la metà di quelli presenti alle elementari è nato in Italia); esso si rivolge ovviamente ai neo arrivati, a coloro che non sanno la lingua (circa 70 mila l’anno). Inoltre, non è rivolto alle elementari ma alla scuola media e a quella superiore, perché è lì che si registrano le difficoltà più forti per riuscire, in seguito, a capire e a studiare. Insegnare la lingua agli alunni è ovviamente un passo imprescindibile per l’integrazione e per la convivenza, e dunque tale insegnamento rappresenta un fattore molto importante. Si tratta di un piano che segue le tre tappe che un ragazzo immigrato che deve imparare la lingua italiana è tenuto a percorrere: l’Italbase (l’italiano per parlare), l’Italstudio (l’italiano per studiare) e la terza fase, in cui si possono comprendere testi di studio più articolati. Questo piano si rivolge alle prime due tappe (l’Italbase e l’Italstudio), fa riferimento anche al Quadro comune europeo (sapete che esistono i livelli di apprendimento di una lingua straniera) e si propone anche di modulare per l’L2 (ossia l’italiano insegnato ai soggetti di lingua straniera) quelle fasi già previste nel Quadro comune europeo. Esso si occupa degli strumenti e dei materiali didattici e di come possano essere ottimizzate le risorse per non creare frammentazione. Esso indica inoltre quali sono le persone che devono insegnare l’italiano come seconda lingua: personale interno alla scuola scelto tra quegli insegnanti di lingua che sono stati formati per insegnare l’italiano come seconda lingua (sono più di ottocento i corsi tenuti a livello nazionale e oltre un migliaio quelli tenuti dalle varie regioni italiane, sebbene non ne conosco il numero preciso), oppure operatori esterni con le stesse caratteristiche. Inoltre, questo piano ha avuto già un finanziamento di 5 milioni di euro: vorrei sapere dove sono questi soldi e perché questo piano già tutto pronto non è in atto. Mi chiedo perché parliamo invece di fare e perché, invece di proporre cose nuove, non mettiamo in atto ciò che è già stato preparato. Inoltre, in accordo con i sindacati, all’articolo 9 dell’ultimo contratto nazionale, che contiene oltre 53 milioni di euro per gli insegnanti che svolgono lavori particolari, rivolti in parte alla dispersione scolastica, in parte gli alunni immigrati, questa quota è stata differentemente suddivisa, proprio pensando a tutte le scuole del centronord. Il Partito Democratico con questa mozione chiede, appunto, di passare dalle parole ai fatti, di porre immediatamente in atto questo piano, utilizzando integralmente, e non deviandoli per altre cose, i fondi che sono già dedicati. Tutti gli altri Paesi come la Francia, l’Inghilterra, hanno fondi situati in zone particolari, non fondi indistinti perché, altrimenti, non si riuscirebbe a svolgere questo compito. Noi chiediamo, inoltre, di finanziare ulteriormente questo piano, non aumentando la spesa – sappiamo che non è possibile -, ma utilizzando tutti quei fondi che sono destinati o destinabili alla realizzazione di progetti simili (io conosco molto bene l’esistenza di questi fondi). Come terza cosa, la mozione chiede che l’attuazione del piano, la sua valutazione, i necessari miglioramenti, vengano seguiti da un comitato scientifico composto da membri esperti in insegnamento dell’italiano come L2. Bisogna decidersi: vogliamo farlo sul serio ed essere seri? In ultimo, la mozione chiede di proseguire il confronto con l’ANCI, UPI, e le regioni italiane, in vista di un comune impegno a favore dei minori immigrati da sancire in sede di Conferenza unificata. Vogliamo vedere se questa maggioranza e questo Governo passeranno dalle parole ai fatti.

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