Serietà a scuola: tagli e spese a caso

Da ilriformista.it

Scuola,Gelmini contestata davanti a ministero; Governo tira dritto.

Ancora proteste contro dl e maestro unico. Gelmini: piccole frange.

 

Roma, 3 ott. (Apcom) – Da una parte le contestazioni davanti al Miur e le manifestazioni per i tagli e la riduzione delle ore d’insegnamento; dall’altra il governo che sulle novità legislative rimane fermo sulle proprie posizioni annunciando investimenti sulla didattica multimediale e nuovi servizi in rete utili alle relazioni scuola-famiglie: la giornata si è svolta così, con avvenimenti in contrapposizione e contrassegnati dalle tante novità introdotte dal governo sul fronte scolastico. Novità, come l’articolo 4 del dl 137 sul ritorno maestro unico, che in gran parte non sono gradite a docenti e genitori che vorrebbero invece un tavolo tecnico allargato: lo hanno detto a gran voce in centinaia ieri mattina davanti al ministero dell’Istruzione i coordinamenti del quartiere Casilino di Roma che assieme ad una trentina di istituti hanno portato avanti il ‘no Gelmini day’. A viale Trastevere tanti striscioni, alcuni molto colorati: “No all’enteroGelmina che distrugge la flora scolastica”. Poi presìdi, dibattiti, catene umane, teatrini, spettacoli e concerti svolti in prevalenza – nella capitale ma non solo – in istituti primari. Le iniziative continueranno fino a tardi con la `notte bianca’ in programma in una scuola elementare della periferia romana. Fianco a fianco ai coordinamenti c’erano poi i quasi 2 mila specializzandi Ssis giunti da tutta Italia, aderenti all’Anief, per rivendicare la parità di trattamento rispetto agli altri precari: la loro formazione rischia infatti di essere vanificata dalla scelta del governo di posizionarli in coda alle graduatorie ad esaurimento dei precari. Con i tagli alle porte significherebbe una sorta di beffa perché per gli ultimi in graduatoria sarà davvero difficile sperare nella supplenza. “Ma noi non molleremo fino a che – ha detto il presidente Anief Marcello Pacifico – non verrà data una soluzione a questa ingiustizia”. Le speranze dei manifestanti sono durate però poco tempo: interpellato specificatamente sulle mobilitazioni odierne il ministro ha detto che “ci sono due Italie: quella che lavora, progetta e vuole essere pagata meglio. Poi ci sono piccole frange che preferiscono protestare e mantenere lo status quo: lasciamoli stare”. Un pensiero in linea con quello del premier, Silvio Berlusconi, il quale ha detto che l’attuale modello d’istruzione va assolutamente riformata: è figlio “della sinistra e dei sindacati – ha dichiarato il presidente del Consiglio – che hanno usato la scuola come ammortizzatore sociale riservando tanti stipendi da fame ai docenti”. Secondo Berlusconi le modifiche attuate dal governo sarebbero state rese necessarie dal fatto che oggi gli stipendi degli insegnanti italiani sono troppo bassi e non tengono conto “dell’entusiasmo e del merito dei singoli”, rispondendo invece a “un egualitarismo che forse troverebbe cittadinanza in un’economia socialista, e che non risponde alla filosofia liberale e capitalista”. Il premier ha quindi presentato, assieme ai ministri Gelmini e Brunetta, alcune importanti novità per informatizzare il sistema scolastico: attraverso n investimento di 20 milioni di euro le scuole secondarie di primo grado saranno dotate di ben 10mila lavagne interattive multimediali ed un progetto scuola-famiglia che prevede pagelle on-line, registro digitale, rilevazione assenze/presenze con comunicazione via cellulare o email, accesso in rete al fascicolo elettronico dello studente, prenotazione colloqui. Da domani però, intanto, la contestazione riprende: davanti al Miur ci saranno i rappresentanti Unicobas che hanno anche indetto uno sciopero per tutta la giornata. E sabato sarà la volta della Rete degli studenti.

 

Commento:

Gelmini, Berlusconi e Brunetta: lasciate perdere il “come” si fa scuola: per questo c’è l’autonomia scolastica.

L’investimento in lavagne elettroniche è un favore all’industria, non alla scuola o alla qualità dell’insegnamento; anzi: la lavagna interattiva multimediale “in sé” non ha nulla a che vedere con la qualità della scuola.

Piuttosto date i soldi alle scuole, che decideranno se comprarsi la lavagna elettronica o qualcosa di più utile.

Basta con i progetti ridicoli e dispendiosi voluti dall’alto, dal centro, dalla capitale nazionale o regionale.

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