Conservatori e reazionari: sinistra e destra.

Controriformismo e conservatorismo:

la dannazione della scuola italiana, tra Destra e Sinistra.

 

Ci sono molti motivi per rifiutare il progetto di trasformazione della scuola avviato dal Ministro Gelmini.

Tra i primi indicherei la volontà di procedere per decreto-legge (dribblando il Parlamento), l’imprecisione del linguaggio usato e la vaghezza di alcuni contenuti, che consentono un arbitrio poco trasparente. Il primo in assoluto, però, è la totale sottomissione della scuola agli obiettivi del ministro  Tremonti, sottomissione ammantata con fasulle motivazioni pedagogiche e didattiche.

 

Detto questo (a scanso di equivoci, che comunque nasceranno), a mio avviso  non è sufficiente che il “rifiuto” diventi generica “opposizione”, perché a ogni opposizione sottende un modo di vedere la scuola.

 

Purtroppo negli anni scorsi il centrosinistra e il sindacato non si sono opposti alla riforma della scuola attraverso le leggi finanziarie o i cosiddetti decreti “Bersani”, non hanno avuto il coraggio di affrontare alcune questioni strategiche per il futuro della scuola e non hanno combattuto gli sprechi e le inefficienze.

 

Tutto è stato posto in secondo piano, rispetto alla necessità di salvaguardare e potenziare “l’organico”, come se l’equazione “più personale a scuola e più tempo a scuola = più qualità della scuola” avesse un qualche fondamento.

Come si sa, non è così. E talvolta è vero il contrario, a scuola e nel mondo del lavoro.

 

Per questo bisogna che la sinistra e il sindacato abbiano il coraggio di affrontare i problemi del sistema scolastico liberandosi da pregiudizi, luoghi comuni e slogan, e partendo dai dati di fatto statistici e dal contesto istituzionale.

 

Vi è una questione di fondo sulla quale tutti hanno finora taciuto, e si chiama “regionalizzazione della scuola”, in attuazione del Titolo V° della Costituzione, voluto proprio dal centrosinistra.

Stiamo parlando di un cambiamento che potrebbe essere epocale, perché lascia allo Stato la definizione dei principi fondamentali, delle norme generali e  dei livelli essenziali delle prestazioni; per il resto, tutto dovrebbe passare alle Regioni (e agli Enti locali) e alle Scuola autonome. Ma quanti sono i “pentiti” del Titolo V°?

 

Troppo spesso, nell’analisi dei problemi scolastici, ci si limita al generico buon senso, come nel caso del “maestro unico”.

Premesso che la decretazione d’urgenza rende irricevibile il progetto della Gelmini, bisogna che si abbia il coraggio di fare piazza pulita dei luoghi comuni:

  1. è demagogico dire che la scuola elementare italiana è una delle migliori del mondo; se è vero che i nostri bambini si collocano sopra la media in lettura (indagine Pirls 2001), è altrettanto vero che si collocano sotto la media nell’area scientifica (indagine Timms 2003);
  2. gli stessi buoni risultati in lettura esistevano prima dell’introduzione del modulo, per cui si può dire che il modulo non ha prodotto modifiche di rilievo;
  3. l’introduzione del modulo avvenne senza alcun calcolo costi-benefici, sotto la minaccia del calo demografico, quindi sostanzialmente per mantenere invariato “l’organico”;
  4. l’ipotesi del modulo non ha trovato le schiere di imitatori di cui qualcuno favoleggia; anzi, secondo Norberto Bottani, è generalizzata la figura del “maestro prevalente”.
  5. Del resto, se leggiamo il decreto Gelmini, non si parla del “maestro unico” come unico modello di scuola primaria (ma qua siamo nell’equivoco gelmini, che rende irricevibile la proposta).

 

Al contrario sono evidenti alcune distorsioni del “modulo”, tra cui la “secondarizzazione” della scuola primaria con la forse eccessiva parcellizzazione dell’insegnamento. Ma tutto questo andrebbe studiato scientificamente, ovvero con sistemi di valutazione validi ed esterni: proprio ciò che in Italia non riusciamo ad avere.

E allora, si apre una stagione di scioperi contro la Gelmini? Che si apra; ma che ci si dica anche come eliminare gli sprechi, come raggiungere i parametri europei (anche negli stipendi), come combattere la scuola di serie A e serie B che esiste oggi in Italia (Nord/Sud, Licei/Professionali), come valutare i docenti e i dirigenti, come modificare il reclutamento dei docenti, come realizzare la Regionalizzazione, come ridurre la dispersione.

Fare sciopero solo per “difendere l’organico” o per un principio “democratico ottocentesco”, ignorando tutti gli altri problemi, mi pare una posizione conservatrice, che danneggia la scuola pubblica e i suoi utenti più deboli.

Annunci

Lascia un commento

Non c'è ancora nessun commento.

Comments RSS TrackBack Identifier URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...