Ridurre le ore di lezione?

Un problema da affrontare, senza paura né pregiudizi, per cambiare la scuola.

 

Da La Stampa.it

Tagli a scuola. Si comincia dagli orari

Lezioni più brevi a seconda dell’indirizzo. Cambia il reclutamento degli insegnanti.

Flavia Amabile

 

Non manca molto perché inizi l’anno scolastico e al ministero si lavora a pieno ritmo per dare vita alla rivoluzione-Gelmini. Il primo passo sarà ridurre l’orario delle lezioni, non in modo generalizzato, ma diverso a seconda degli indirizzi di studio. Parametri differenti verranno usati dagli esperti del dicastero a seconda che si tratti di licei o di istituti tecnici perché si è capito, analizzando quanto accade in altri Paesi europei, che la scuola può anche durare meno ma essere più efficiente.

Il ministro ha chiesto di modificare anche il «sistema di reclutamento degli insegnanti». «Oggi – spiega Mariastella Gelmini – gli insegnanti sono sottopagati e i loro avanzamenti di carriera sono legati all’anzianità». Da qui la necessità di «rivedere il reclutamento», ma anche di «garantire la continuità didattica agli studenti, a prescindere dalla provenienza degli insegnanti». Infine, si proverà a trasformare gli istituti pubblici in fondazioni all’insegna dell’autonomia, per dare alle famiglie la possibilità di scegliere nel modo migliore e alle scuole di trovare soluzioni più semplici nei meccanismi di autofinanziamento.

Sono i primi tasselli della rivoluzione-Gelmini del sistema scolastico: obiettivo finale è la riduzione del personale, che rappresenta il 97% della spesa, come appare dal bilancio che la Gelmini ha voluto mettere in rete.

I dirigenti del ministero stanno studiando i dettagli di quello che il ministro dell’Istruzione ha definito «un piano programmatico per la razionalizzazione». Sarà pronto nel giro di due settimane e sarà una proposta che «prima verrà presentata alle Camere poi alle commissioni competenti», ha annunciato Mariastella Gelmini precisando che si tratterà di un «piano corposo che coniugherà l’applicazione della finanziaria con la riforma di alcuni aspetti della scuola». Il ministro ha creato anche un «ufficio della semplificazione»: il tentativo sarà di avvicinarsi ai modelli europei dove «investono meno risorse ma in modo migliore, anche con meno ore di lezione ma funzionano meglio». Proposte che il sindacato boccia. «Fumo negli occhi per nascondere il taglio di 150 mila insegnanti», commenta Enrico Panini, segretario generale della Flc-Cgil.

Durante il consiglio dei Ministri di oggi si discuterà del decreto legge del ministro, che prevede l’introduzione del voto in condotta che andrà a fare media con le altre materie e dello studio della Costituzione come nuova materia.

E mentre il ministro Gelmini prepara la sua rivoluzione, la scuola che si apre a settembre porterà già da sola alcune novità: il numero di studenti stranieri, ad esempio, ha superato il mezzo milione già da due anni, e nell’annata 2007/2008 ha sfiorato quota 600 mila: 574.133 alunni, pari al 6,4% del totale, il 14,5% in più rispetto allo scorso anno. Secondo una previsione del ministero, tra pochi giorni fra i banchi siederanno 614 mila ragazzi stranieri, mentre nell’anno scolastico 2010/2011 potrebbero arrivare fino a 750 mila (8,3%).

La maggiore presenza di stranieri si registra nelle scuole primarie (217.716, pari al 7,7%). Nelle secondarie di primo grado (scuole medie), il dato scende al 7,3% (126.396 alunni). Le nazionalità più rappresentata è la rumena (quasi 93 mila studenti). Numeri che non preoccupano il ministro. «Non credo sia un problema di tetto o di numero di alunni per classe: bisogna dare agli studenti immigrati la possibilità di conoscere bene la lingua italiana».

La conseguenza di questa presenza sempre più massiccia di immigrati è il sorpasso in matematica e scienze. Una tendenza che si inizia a notare anche in Italia, conferma Piergiorgio Odifreddi, docente di Logica Matematica all’università di Torino. I motivi sono molti: «La matematica non è un prodotto della cultura europea», spiega Odifreddi, ma il sorpasso è anche il risultato della voglia degli stranieri di «compensare in questo modo le difficoltà che hanno con le materie linguistiche».

 

Commento.

Non è l’unico problema, ci sono anche i seguenti, tra gli altri:

  1.  
    1. la regionalizzazione di tutto il sistema scolastico (come previsto dal Titolo V della Costituzione vigente: licei, tecnici e professionali), lasciando allo Stato i principi fondamentali, le norme generali e i livelli essenziali delle prestazioni; adesso che si discute di federalismo fiscale, è il momento giusto.
    2. L’accorpamento dell’istruzione professionali e l’eliminazione dei doppioni con l’istruzione tecnica;
    3. l’introduzione di nuove procedure selettive (ovviamente trasparenti e sotto responsabilità) di reclutamento e trasferimento dei docenti, per  premiare i più preparati (ad insegnare) e consentire alle scuole la formazione di un corpo di docenti scelto e non sempre e solo imposto dalla graduatoria (lo stesso può valere per gli impiegati e per i bidelli);
    4. l’introduzione di procedure di autovalutazione e valutazione delle istituzioni scolastiche, dei docenti e dei dirigenti (ma – perché no – anche di Ispettori, Direttori e Ministri);
    5. un aumento generalizzato dello stipendio (collegato al processo di valutazione e alla riduzione del numero dei docenti);
    6. una carriera per i docenti, con relativa differenziazione di stipendio;
    7. la riduzione del monte ore settimanale di lezione per classe e del numero di materie (con relativa riduzione del numero di docenti), con l’individuazione di uno “zoccolo duro” di saperi e la possibilità di assolvere l’obbligo in tutti i settori del sistema scolastico;
    8. la valorizzazione effettiva dell’apprendistato e dell’alternanza scuola-lavoro;
    9. la valorizzazione delle associazioni professionali dei docenti, a sostituire la pansindacalizzazione oggi esistente nella scuola;
    10. l’abolizione del valore legale del titolo di studio;
    11. l’eliminazione dei finanziamenti – palesi ed occulti, diretti ed indiretti – alla scuola privata e confessionale.

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