La scuola nelle chiacchiere di ferragosto.

 Dal Corriere.it

Critiche dal presidente della Regione Sicilia: parole razziste. Giovanardi: è una realtà che nel meridione ci siano più difficoltà

Scontro sui prof del Sud, Gelmini frena

Polemiche per le parole del ministro, che ribatte: mi riferivo alle scuole, non agli insegnanti.

ROMA – Le scuole del Sud e la Gelmini. Ogni volta che il ministro tocca l’argomento è polemica. Ma lei insiste. L’ultima battuta: «Nel Sud alcuni istituti abbassano la qualità dell’istruzione », ha provocato una sollevazione anche tra le file della sua maggioranza.

«Non ho mai detto che gli insegnanti del Sud abbassano la qualità della scuola italiana. È un’idiozia. Esistono docenti bravi in Lombardia e in Sicilia — si difende la Gelmini —. Io mi riferivo alle scuole, non agli insegnanti, sono due cose diverse». La qualità dell’istruzione che intende il ministro è quella valutata dai test triennali Ocse Pisa (matematica, scienze, comprensione del testo), riservati a un campione di quindicenni dei Paesi sviluppati. Un vero incubo per i recenti inquilini di viale Trastevere, visto che finiamo più o meno agli ultimi posti. «Per colpa di alcune scuole del Sud e in misura minore anche al Nord», ricorda la Gelmini in ansia per l’approssimarsi della prossima sfida.

È nata così l’idea di corsi riservati ai professori delle scuole del meridione. Non per insegnare il mestiere di insegnante a chi lo sa fare, ma per trasformare i docenti in coacher nel gioco dei test a risposta multipla e migliorare così le prestazioni dei nostri ragazzi che in materia di quiz non brillano anche per mancanza di pratica. L’idea sarebbe quella di utilizzare gli eserciziari dell’Ocse Pisa. Ma la polemica è esplosa ugualmente.

Protesta la Sicilia. Per il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, alleato del Pdl «è assai grave che ci si esprima in questi termini “razzisti” parlando di uomini e donne del Sud. Non è necessario scomodare la storia o la letteratura per trovare, tra i meridionali, figure di straordinario rigore etico ed enorme valore morale e intellettuale ». Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, dà ragione alla Gelmini: «Ci sono scuole eccellenti sia al Nord che al Sud e lo stesso vale per le pessime. Non mi sfugge, però, la realtà di una scuola al Sud che ha più difficoltà ». Per Maurizio Lupi (Pdl), «la sinistra strumentalizza le parole del ministro Gelmini, che da mesi sta lavorando per rendere funzionale un sistema palesemente inefficiente».

Tutto il Pd attacca il ministro. «Le dichiarazioni che il ministro Gelmini si è affrettata a ritrattare con la formula di rito che si usa quando ci si accorge di averla fatta grossa, è preoccupante perché rivela le intenzioni reali di questo governo». A parlare è Maria Pia Garavaglia, senatrice del Pd e ministro ombra dell’Istruzione.

G. Ben.
25 agosto 2008

Commento:

  1. che i quindicenni del Sud siano meno preparati dei quindicenni del Nord, è semplicemente un fatto; e questa impreparazione riguarda l’italiano, la matematica e le scienze. Pertanto, in Italia la scuola di serie A e di serie B esiste già, sia tra Nord (serie A) e Sud (serie B, ma anche C), sia all’interno del Nord e del Sud: licei in serie A e tecnici-professionali in serie B (e lasciamo perdere le eccezioni, che non modificano la media); ovviamente sono in gioco anche i docenti che insegnano in una scuola dequalificata, ma in molti casi sono essi le vittime della situazione, non le cause; del resto sappiamo che il corpo dei docenti presenta non pochi problema affrontare (ad esempio quello della “femminilizzazione”, e sono certo che qualche anima bella dirà “oltre al razzismo, anche il sessismo”…)
  2. il Ministro Gelmini, dopo un bene accolto silenzio iniziale, ha messo in fila una serie impressionante di banalità, mettendo in evidenza una scarsa conoscenza del mondo della scuola e dei docenti: non a caso è intervenuta su questioni secondarie (grembiule, sette in condotta, insegnamento dell’educazione civica) o in modo talmente superficiale e generico da meritare una immediata ritrattazione, come in questo caso;
  3. del resto, la Gelmini succede ad un Ministro come Fioroni, che ha saputo toccare – agli occhi della stampa e della pubblica opinione – questioni che hanno fatto scalpore ma non sono servite a nulla per migliorare (penso agli obiettivi di Lisbona) la condizione della scuola e dei docenti (esame di stato, debiti, corsi di recupero, esami di riparazione); oltre tutto, gli interventi di Fioroni sono risultati molto costosi (al limite dello spreco), per un risultato modesto (ad essere generosi);
  4. senza dire che Fioroni e la Gelmini hanno avviato un sistema di intervento sulla scuola attraverso leggi non direttamente riguardanti la scuola: ci fanno rimpiangere Berlinguer e Moratti, se non altro per il coraggio e la trasparenza.
  5. Del resto, vista la qualità delle contestazioni alle affermazioni – poi corrette – della Gelmini (contestazioni da destra, da sinistra e dal sindacato) appare chiaro che nessuno ha coraggio di prendere il problema per le corna, ovvero di proporre:
    1. la regionalizzazione di tutto il sistema scolastico (come previsto dal Titolo V della Costituzione vigente: licei, tecnici e professionali), lasciando allo Stato i principi fondamentali, le norme generali e i livelli essenziali delle prestazioni;
    2. l’accorpamento dell’istruzione professionali (eliminando la formazione professionale), e l’eliminazione dei doppioni con l’istruzione tecnica;
    3. l’introduzione di nuove procedure selettive (ovviamente trasparenti e sotto responsabilità) di reclutamento e trasferimento dei docenti, per  premiare i più preparati (ad insegnare) e consentire alle scuole la formazione di un corpo di docenti scelto e non sempre e solo imposto dalla graduatoria (lo stesso può valere per gli impiegati e per i bidelli);
    4. l’introduzione di procedure di autovalutazione e valutazione delle istituzioni scolastiche, dei docenti e dei dirigenti (ma – perché no – anche di Ispettori, Direttori e Ministri);
    5. un aumento generalizzato dello stipendio (collegato al processo di valutazione e alla riduzione del numero dei docenti);
    6. una carriera per i docenti, con relativa differenziazione di stipendio;
    7. la riduzione del monte ore settimanale di lezione (con relativa riduzione del numero di docenti), con l’individuazione di uno “zoccolo duro” di saperi di cittadinanza e la possibilità di assolvere l’obbligo in tutti i settori del sistema scolastico;
    8. la valorizzazione effettiva dell’apprendistato e dell’alternanza scuola-lavoro;
    9. la valorizzazione delle associazioni professionali dei docenti, a sostituire la pansindacalizzazione oggi esistente nella scuola;
    10. l’abolizione del valore legale del titolo di studio;
    11. l’eliminazione dei finanziamenti – palesi ed occulti, diretti ed indiretti – alla scuola privata.

 

Tutto ciò in nome do un nuovo principio di democrazia scolastica, secondo il quale la scuola non è democratica se permette a tutti di entrare, né se fornisce a tutti un titolo che non vale nulla, ma se fornisce a tutti una preparazione di qualità.

 

Forse – essendo in Italia, il dubbio è d’obbligo – regionalizzazione della scuola, federalismo fiscale e vera autonomia scolastica possono dare lo scossone ad in sistema inefficiente che in tanti anni ha prodotto l’ingiustizia “strutturale” di una scuola di serie A al Nord e una di serie B al Sud.

 

Ma il dubbio di cui sopra merita di essere rafforzato, poiché anche chi – come me – crede nella necessità di procedure di valutazione oggettive, di selezioni per merito e di libera concorrenza (procedure che altrove hanno dato buoni risultati), sa che comunque in Italia è meglio essere amici dei politici, dei preti e dei sindacati, quando non di mafiosi e camorristi (dipende dal territorio in cui si opera).

Oggi. E sempre?

 

Nel frattempo, sarebbe da dire a Ministri e politici di governo e di opposizione, “Parlate, parlate, dichiarate, polemizzate, ritrattate”, così nulla cambierà. Che forse – conoscendovi – è meglio”.

Ma il futuro dei giovani non può essere abbandonato alla sfiducia che nasce dalle cose.

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