Debiti e altro… con la Gelmini

Da Repubblica.it

Rimandati sì o no? E come? Scuola quasi finita, resta il rebus

E intanto il nuovo presidente della Commissione cultura vuole smontare il sistema
di SALVO INTRAVAIA

A POCHI giorni dalla fine delle lezioni gli scrutini delle scuole superiori sono ancora un rebus. (…) In ballo, oltre alle news da viale Trastevere, c’è il ricorso straordinario al Presidente delle Repubblica, presentato dai Cobas della scuola, per il quale il Consiglio di Stato ha fissato l’udienza proprio per domani. E all’orizzonte per la scuola italiana si profila una specie di terremoto: decentramento e sussidiarietà spinti al massimo e un nuovo stato giuridico degli insegnanti.

Questa mattina, il ministro si è fatta sentire. Ma il suo intervento non ha fugato tutti i dubbi. (…) Più in generale, il ministro ha detto di non essere contraria “al ritorno degli esami di riparazione”. Ma le valutazioni in merito, ha aggiunto Gelmini “le faremo nelle sedi opportune quindi
innanzitutto nelle commissioni di Camera e Senato e poi attraverso un confronto con i protagonisti della scuola”.
(…)
E se a tenere banco nell’immediato è la partita dei debiti, nei prossimi mesi la scuola italiana potrebbe essere attraversata da un autentico tsunami, sindacati permettendo. Se ne può avere un’idea leggendo l’articolato di un disegno di legge depositato in Parlamento dalla neo presidente della Commissione Cultura della Camera, Valentina Aprea. “In Italia – si legge nella relazione introduttiva – , individuando le strategie giuste si potrebbe presto arrivare, come sta avvenendo in Inghilterra, ad avere uno Stato che svolga un’azione più di guida e di controllo che di gestione”.
Ma non è tutto. “Dentro questo cambiamento resta la sfida di riallocare le risorse finanziarie destinate all’istruzione partendo dalla libertà di scelta delle famiglie, secondo il principio che le risorse governative seguono l’alunno”. Aspetto quest’ultimo che la Aprea considera “ancora più importante” del primo. In altre parole, verrebbe spinta al massimo l’autonomia delle istituzioni scolastiche, anche quelle paritarie, che riceverebbero le risorse direttamente dallo stato in relazione al numero di alunni. “L’autonomia scolastica” e “la libertà di scelta delle famiglie” spostano “i finanziamenti in base alle loro scelte”.

“Il fatto – spiega la deputata – che lo Stato abbia fino ad oggi interpretato il diritto all’istruzione dei cittadini come una funzione propria e coincidente con un servizio esclusivamente statale ha certamente prodotto effetti positivi come la scolarizzazione di massa, ma è anche vero che questo impianto appare sempre più come una ‘gabbia’ che limita le opportunità da offrire ai nostri giovani e la libertà di scelta in campo educativo”. In futuro “la sussidiarietà diventa la stella polare di questo cambiamento”.

“Introdurre tra le scuole – dice Mazzoli – una virtuosa competizione mi sembra positivo perché rafforza l’impegno a dare il meglio. E sono d’accordo anche sul fatto di misurare, seppure in modo grossolano, la qualità della scuola in base al gradimento delle famiglie”. Ma non sono tutte rose e fiori. “Sui finanziamenti estesi anche alle scuole private sono contrario e non per pregiudizio. Perché alcuni sono diplomifici, che bisognerebbe chiudere, e una consistente fetta è gestita da religiosi con una impronta confessionale che non mi sembra possa soddisfare le esigenze di crescita di tutti i cittadini indistintamente. Ancora per qualche decennio – conclude il presidente dell’Asal – il nostro Paese necessita di una scuola pubblica, magari ampiamente riformata, ma di impronta nazionale”.

E dietro l’angolo c’è la riforma dello Stato giuridico degli insegnanti che dovrebbero formarsi all’università e verrebbero reclutati, dopo una lunga trafila, dalle singole scuole. I docenti verrebbero suddivisi in tre categorie (insegnante iniziale, ordinario e esperto) con retribuzioni e mansioni differenti. Verrebbe introdotta la figura del vice dirigente scolastico e sparirebbe la Rappresentanza sindacale unitaria d’istituto.  (3 giugno 2008)

Si apre una fase importante, per i docenti e la loro professionalità. Questi temi vanno discussi, non rifiutati a priori.

No, invece, al finanziamento della scuola privata: qui deve aprirsi una grande fase di protesta; ma per vincere questa battaglia, bisogna essere in prima linea nel pretendere una scuola pubblica (statale-regionale) di qualità. E su alcune proposte bisogna discutere. E migliorarle, a partire dallo stato giuridico degli insegnanti.

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