Professori vecchi e vecchi professori.

Repubblica.it

Il confronto internazionale ci solloca in coda alla classifica

Italia, università matusalemme: docenti più anziani d’Europa

di SALVO INTRAVAIA

 

UNIVERSITA’ italiana da svecchiare? Volgendo lo sguardo all’estero, sembra proprio di sì. I professori che insegnano negli atenei del nostro Paese sono i più vecchi d’Europa. L’impietoso panorama anagrafico è stato fornito dallo stesso ministero dell’Università che qualche settimana fa ha aggiornato i numeri relativi al personale docente. Il corpo accademico italiano, nell’ultimo decennio, non è mai stato così anziano come nel 2007. E il confronto internazionale ancora una volta ci colloca in coda alla classifica: siamo i più vecchi d’Europa.Tra ricercatori (che in teoria non dovrebbero insegnare, ma che in quasi tutte le università tengono in piedi la didattica accollandosi la maggior parte dei corsi), professori associati e ordinari, l’età media supera i 51 anni. L’anno scorso, e due anni fa, si manteneva con una certa fatica al di sotto di questa soglia e nel 1997 era sotto i 50 anni. Sono i docenti all’apice della carriera (i professori ordinari) che, carta d’identità alla mano, fanno registrare il record. In Italia, la metà dei professori ordinari ha superato i 60 anni e quasi 8 docenti su 100 ha spento almeno 70 candeline.

I giovani sono pochissimi. Se per giovani consideriamo gli under 40 possiamo fare affidamento sull’1,7% e gli under 50 ammontano a meno del 19%. Le cose migliorano passando in rassegna le età dei professori associati, dove gli ultrasessantenni rappresentano comunque un quarto del totale. E di “giovani” al di sotto dei 40 se ne conta poco più di uno su 10.

I ricercatori, in Italia, rappresentano l’avanguardia della carriera universitaria a tempo indeterminato. Tra di loro ci sono i più giovani in assoluto. Ma non occorre farsi troppe illusioni: gli under 30 bisogna scovarli con attenzione, considerato che se ne possono contare appena 2 su 100.
Vanno decisamente meglio le cose con i “giovani” under 40 che rappresentano lo zoccolo duro della ricerca universitaria nazionale: 4 su 10. Ma, per vocazione o per mancanza di santi in paradiso, anche fra i ricercatori ci sono i decani: il 7% ha oltrepassato le sessanta primavere e uno su tre a più di 50 anni.

E’ l’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che ci consente, anche se con i dati del 2005, il confronto con le altre realtà europee. L’età media dei nostri professori universitari (compresi i ricercatori, che abbassano la media), poco sotto i 51 anni, non trova riscontri all’estero. In Francia l’età media è pari a 45 anni, in Spagna si scende a 44 per andare ancora più giù in Germania e Portogallo, a 42 anni. Salgono in cattedra giovanissimi (38 anni) invece in Turchia.

Basta fissare l’asticella sui 34 anni per comprendere quanto siamo lontani dalle altre realtà europee. Nel nostro Paese, solo 4 docenti universitari su cento possono vantare meno di 34 anni. La percentuale di giovani schizza letteralmente in su oltralpe (il 21% di under 34 in Francia), Germania (32%) e Finlandia, dove le probabilità di stare “in cattedra” da giovanissimi è alta: 28%. Anche il Regno Unito dà molte chance (il 27% di docenti universitari con meno di 34 anni) ai propri giovani di intraprendere la carriera universitaria. Ma, ancora una volta, il record spetta alla Turchia dove il 41% dei prof ha festeggiato meno di 34 compleanni.

(17 maggio 2008)

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